Legge elettorale, il Senato respinge gli emendamenti contro il candidato premier
L'8 settembre la commissione Affari costituzionali ha bocciato tutte le proposte delle opposizioni per cancellare l'indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Il testo arriva in Aula il 9 settembre alle 10, senza che la commissione voti il mandato al relatore. Preferenze e ballottaggio restano da definire.
La commissione Affari costituzionali del Senato ha respinto l’8 settembre 2026 tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni contro l’obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio. È il punto su cui si era aperta la discussione dopo la proposta illustrata dalla presidente del Consiglio a Bari, di cui abbiamo scritto il 5 settembre: il meccanismo resta nel testo che va all’esame dell’Aula.
Il passaggio successivo ha una data e un’ora. Il testo approda in Aula al Senato alle 10 del 9 settembre. L’esame in commissione dovrebbe chiudersi senza il voto sul mandato al relatore: significa che le modifiche non vengono consolidate nella sede ristretta e che il lavoro sugli emendamenti si sposta interamente nell’Assemblea. Sul punto la formulazione delle cronache parlamentari resta al condizionale — la chiusura senza mandato è indicata come esito probabile, non come atto già compiuto al momento della pubblicazione.
Un elemento è invece già fissato: la presidenza del Senato ha stabilito il termine per la presentazione dei subemendamenti all’emendamento 1.6. Quell’emendamento, di maggioranza e primo firmatario Marco Lisei di Fratelli d’Italia, era stato approvato in commissione il 3 settembre e reintroduce fino a tre preferenze, con capilista bloccati e alternanza di genere. Il fatto che si aprano i subemendamenti indica che la parte sulle preferenze non è considerata definitiva da chi la ha proposta.
Restano aperti due nodi: le preferenze, appunto, e il ballottaggio. Per il 9 settembre è prevista una riunione dei negoziatori del centrodestra su entrambi i punti, che non risultano ancora definiti tra le forze di maggioranza. La riunione cade lo stesso giorno dell’approdo in Aula.
Il presidente della commissione e relatore Andrea De Priamo ha collocato la trattativa dentro un perimetro fisso: «è ovvio che i dettagli possono essere fino all’ultimo aggiustati». La sostanza della legge, secondo la sua indicazione, non è in discussione; lo sono le modalità.
Sul metodo di questo pezzo: la provenienza primaria dei fatti relativi al voto sugli emendamenti sono i lavori della commissione Affari costituzionali, organo istituzionale. Il materiale disponibile comprende dispacci di agenzia — Adnkronos e Askanews — e una rassegna dei lavori parlamentari.
Quel che si può misurare al momento è il calendario. Il testo passa dalla commissione all’Aula senza che la sede ristretta chiuda con un mandato; le opposizioni hanno visto respingere le loro proposte sull’indicazione del candidato premier e potranno ripresentare le questioni in Assemblea; la maggioranza arriva al voto con due materie ancora aperte al proprio interno e una riunione fissata per lo stesso giorno. Il termine per i subemendamenti all’1.6 è stato fissato dalla presidenza del Senato, e la seduta d’Aula è convocata alle 10 del 9 settembre.
Fonti: Adnkronos; La Ragione; Legacoop, rassegna parlamentare dell’8 settembre 2026; Ragionieri e Previdenza.
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