Nepal-Tibet: il bilancio delle alluvioni oltre 1.350 morti, il governo passa alla riabilitazione
Il Kathmandu Post riferisce 1.355 morti e quasi cinquemila persone non rintracciate. L'autorità nepalese per i disastri stima perdite intorno a 400 miliardi di rupie; almeno 48 ponti sospesi danneggiati.
La vicenda delle inondazioni improvvise lungo il confine fra Nepal e Tibet non compariva nell’edizione di stamattina, ed è entrata in una fase diversa: quella in cui il conteggio delle vittime cede il primo piano alla stima dei danni e alla ricostruzione.
Il dato più aggiornato disponibile sul bilancio umano è del 5 settembre: il Kathmandu Post, ripreso nella cronologia dell’evento su Wikipedia, riferisce 1.355 morti in Nepal e quasi cinquemila persone non rintracciate. Va chiarito il rapporto con le cifre precedenti, perché la differenza non è una correzione ma un intervallo di tempo: al 31 agosto le Nazioni Unite indicavano 903 morti confermati e oltre 4.200 dispersi, con le autostrade bloccate che ostacolavano i soccorsi (UN News). Fra le due rilevazioni corrono cinque giorni di ricerche.
I numeri del danno
L’autorità nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di disastri, la NDRRMA, ha stimato perdite per circa 400 miliardi di rupie nelle alluvioni del Bhotekoshi. Gli aggiornamenti dell’autorità sono seguiti anche da ABC News.
Al danno economico se ne aggiunge uno che nel contesto himalayano vale più di una cifra: il primo ministro nepalese ha indicato che almeno quarantotto ponti sospesi sono stati danneggiati. In una geografia in cui i ponti sospesi sono spesso l’unico collegamento fra un villaggio e la strada più vicina, la loro perdita non è un disagio dei trasporti ma un’interruzione dell’accesso ai servizi. Lo stesso primo ministro ha annunciato lo spostamento dell’azione di governo verso la fase di riabilitazione.
Il lato cinese
Sul versante cinese la sola indicazione disponibile è datata 6 settembre e viene da Xinhua, che parla di più di 2.500 addetti al soccorso impiegati nel porto di frontiera dello Xizang investito dalla colata di fango; la notizia è ripresa nella cronologia dell’evento su Wikipedia. Trattandosi di un’agenzia di stato, il dato si pubblica come attribuzione: è ciò che Xinhua riferisce, non un fatto riscontrato in modo indipendente nel materiale disponibile. Non risultano nel dossier bilanci ufficiali cinesi di vittime. — Xinhua (agenzia di stato cinese).
L’innesco, e il segnale che c’era
L’elemento che riguarda la prevenzione arriva da un rapporto scientifico citato da CNN: il ghiacciaio il cui collasso ha innescato le alluvioni presentava, nei giorni che hanno precedono il disastro, indizi di instabilità riconoscibili a vista.
Questa informazione va maneggiata per quello che è. Dire che i segni erano visibili non equivale a dire che erano stati osservati, né che un’osservazione avrebbe consentito un allarme in tempo utile: il rapporto, per come è riportato, documenta lo stato del ghiacciaio, non una catena di responsabilità. La distinzione conta perché eventi di questo tipo — cedimenti glaciali che liberano grandi volumi d’acqua a monte di valli abitate — hanno tempi di propagazione brevissimi, e la questione tecnica è se e come un monitoraggio possa tradursi in evacuazione.
«segni visibili di instabilità nei giorni precedenti» — rapporto scientifico citato da CNN
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo quante delle quasi cinquemila persone non rintracciate siano ancora oggetto di ricerca attiva e quante rientrino in un conteggio amministrativo di irreperibilità. Non conosciamo la conversione ufficiale della stima di 400 miliardi di rupie in altre valute, né la ripartizione delle perdite per settore. Non abbiamo dati aggiornati oltre il 6 settembre sul versante cinese.
Il passaggio annunciato dal governo nepalese alla riabilitazione ha una conseguenza misurabile nelle prossime settimane: la ricostruzione di almeno quarantotto ponti sospesi in un paese le cui autostrade, a fine agosto, risultavano ancora bloccate.
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