Ex Ilva, il tavolo di Palazzo Chigi si interrompe per due ore e riprende
Il governo propone un tavolo permanente sull'area di Taranto e non esclude una partecipazione pubblica, a condizione che arrivi un piano industriale ritenuto solido. Sul tavolo pesano 2.500 lettere di licenziamento nell'indotto.
L’8 settembre 2026 la presidenza del Consiglio ha convocato a Palazzo Chigi una serie di incontri successivi sul futuro dell’ex Ilva: prima gli enti territoriali, poi le organizzazioni datoriali, infine i sindacati. A presiedere è stato il sottosegretario Alfredo Mantovano; per l’esecutivo erano presenti i ministri Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin, Tommaso Foti e Marina Calderone, oltre al sottosegretario Sbarra e al consigliere Caldoro (Il Diario del Lavoro, Secolo d’Italia).
Il passaggio più raccontato della giornata è un’interruzione. Secondo fonti sindacali il confronto con i metalmeccanici è stato sospeso dopo circa due ore per «forte tensione», ed è poi ripreso (Agenzia Nova). La qualificazione del clima proviene da una delle parti sedute al tavolo: è una descrizione sindacale della riunione, non un verbale.
Le due proposte del governo
Sul piano del metodo, Mantovano ha proposto di istituire presso la presidenza del Consiglio un tavolo permanente dedicato all’area di Taranto, indicando come precedenti organizzativi le strutture usate per il Giubileo 2025 e per la Terra dei Fuochi. Sul piano del merito, l’esecutivo non esclude una partecipazione pubblica nell’ex Ilva, ma la condiziona alla presentazione di un piano industriale ritenuto solido e credibile (Secolo d’Italia, TarantoToday).
Le due aperture hanno un peso diverso. La prima è una decisione organizzativa che il governo può assumere da solo; la seconda è un’ipotesi subordinata a un documento che, negli estratti disponibili, non risulta ancora depositato né valutato.
Che cosa chiedono i territori e i sindacati
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha chiesto due cose distinte: una legge speciale per Taranto e il blocco delle procedure di licenziamento. «Abbiamo chiesto una legge speciale per Taranto», ha detto al termine dell’incontro (Agenzia Nova).
La richiesta sui licenziamenti non è teorica. A Taranto sono state recapitate 2.500 lettere di licenziamento a lavoratrici e lavoratori dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva (Radio Onda d’Urto, Today.it). La Fim Cisl ha chiesto al governo il ritiro immediato della procedura, con una motivazione esplicita: «Chiediamo il ritiro immediato della procedura di licenziamento» (TarantoToday).
Secondo la rassegna del 9 settembre, le associazioni più rappresentative delle imprese dell’indotto si sarebbero dette favorevoli a congelare i licenziamenti collettivi avviati la settimana precedente (Today.it). Il condizionale è della fonte: non risulta, negli estratti, un atto formale di sospensione.
Il governo non esclude una partecipazione pubblica, a condizione che sia presentato un piano industriale solido e credibile.
Le tre scale della vertenza
La vertenza sull’ex Ilva dura da oltre quindici anni (Radio Onda d’Urto). Dentro la giornata di Palazzo Chigi convivono tre orizzonti temporali diversi: le lettere già partite, che hanno tempi procedurali immediati; il piano industriale, che è la condizione posta dal governo per discutere di capitale pubblico; la legge speciale chiesta dalla Regione, che richiederebbe un passaggio parlamentare.
Che cosa non sappiamo
Gli estratti non contengono la data del primo incontro del tavolo permanente proposto, né la sua composizione. Non indicano chi dovrebbe presentare il piano industriale al quale il governo condiziona l’eventuale ingresso pubblico, né entro quando. Non risulta una risposta dell’esecutivo alla richiesta di ritiro della procedura di licenziamento, né una presa di posizione formale sulla legge speciale.
Le Aule di Camera e Senato tornano a riunirsi da mercoledì 9 settembre dopo la pausa estiva (Sky TG24): è la sede in cui una legge speciale, se il governo decidesse di percorrere quella strada, dovrebbe passare.
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