Legge elettorale, la commissione del Senato boccia gli emendamenti e chiude senza mandato al relatore
L'8 settembre la prima commissione di Palazzo Madama ha respinto le proposte di modifica delle opposizioni contrarie all'indicazione del candidato premier. Il testo è arrivato in Aula il 9 settembre, il voto finale è fissato al 15. Restano aperte soglia del premio e norma anti-cespugli.
La commissione Affari costituzionali del Senato ha bocciato l’8 settembre 2026 tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni contro l’indicazione del candidato premier sulla scheda, e ha chiuso l’esame del provvedimento senza conferire il mandato al relatore (Fanpage; Il Sannio Quotidiano, da Adnkronos). Della proposta di indicare il candidato premier avanzata dalla presidente del Consiglio abbiamo scritto il 5 settembre.
La chiusura senza mandato non è una formalità procedurale minore: comporta che tutte le votazioni svolte in commissione — comprese quelle sulle preferenze, già approvate in quella sede — debbano essere ripetute nell’Aula del Senato a scrutinio palese. Il passaggio in commissione, in altre parole, non consolida nulla: il lavoro istruttorio si trasferisce integralmente a Palazzo Madama.
L’Aula è stata convocata alle 10 del 9 settembre per la discussione generale e per il voto sulle questioni pregiudiziali. Il voto finale sul testo è calendarizzato per il 15 settembre 2026. Se il Senato approverà il provvedimento con modifiche, il testo tornerà alla Camera per una terza lettura, e il percorso parlamentare non si chiuderà con la data del 15.
Restano aperti i nodi che la maggioranza non ha sciolto in commissione. Sulla soglia del premio di maggioranza circola l’ipotesi di un abbassamento dal 42 al 41 per cento, e la trattativa interna alla coalizione riguarda anche la cosiddetta norma anti-cespugli, il meccanismo destinato a regolare la partecipazione delle liste minori alle coalizioni. L’emendamento sul ballottaggio presentato dal senatore Marcello Pera non è stato formalmente ritirato, ma viene considerato quasi archiviato (Headtopics, da ANSA). Sul margine di manovra residuo, il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo ha osservato che «i dettagli possono essere fino all’ultimo aggiustati».
Va detto con chiarezza cosa non è accertato al momento della pubblicazione: la soglia del 41 per cento è un’ipotesi di trattativa riferita dalle cronache parlamentari, non una modifica votata; il contenuto definitivo della norma anti-cespugli non risulta depositato; e l’esito del voto del 15 settembre non è prevedibile sulla base dei numeri di commissione, dato che le votazioni ripartono in Aula.
Il quadro di partenza resta quello della prima lettura: il 16 luglio 2026 la Camera aveva approvato il testo con 217 voti favorevoli e 152 contrari (Euronews). Quel margine misura la maggioranza su un testo che, nei punti oggi in discussione, potrebbe non essere lo stesso su cui i deputati saranno chiamati a pronunciarsi di nuovo.
Le date fissate sono due: la discussione generale del 9 settembre e il voto finale del 15 settembre. Da quel voto dipende se il provvedimento passa alla terza lettura alla Camera o si chiude a Palazzo Madama.
Fonti: Fanpage (cronaca parlamentare); Il Sannio Quotidiano (Adnkronos); Headtopics (ANSA); Euronews (cronaca parlamentare). Tre origini indipendenti.
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