Golfo, Washington dichiara cinque petroliere distrutte e Teheran rivendica venti bersagli
Il comando centrale statunitense annuncia la distruzione di cinque petroliere iraniane; i Guardiani della rivoluzione rivendicano attacchi a due unità navali americane e a diciotto fra petroliere e navi. La Giordania conferma di aver intercettato diciotto dei venti missili della notte.
L’edizione di stamattina aveva pubblicato l’attacco missilistico sulla Giordania dichiarando che si reggeva su un’unica catena di fonti: il notiziario del servizio pubblico tedesco che riprendeva l’agenzia di stato giordana. Nel corso della giornata quel racconto ha trovato riscontro in origini diverse, e insieme al riscontro è arrivato il contesto che mancava: la rappresaglia iraniana risponde a un’operazione navale statunitense di cui stamattina non si sapeva nulla.
Cinque petroliere secondo il comando statunitense
Il Comando centrale degli Stati Uniti dichiara di aver distrutto cinque petroliere iraniane: quattro nel golfo dell’Oman, usate secondo il comando dai Guardiani della rivoluzione, e una quinta nei pressi dell’isola di Kharg (Just Security, WORLD Radio). Al Jazeera identifica la quinta unità come la M/T Derya (Al Jazeera).
La motivazione dichiarata dal comando è che l’Iran ha lanciato per due volte in una settimana missili balistici contro una nave da guerra della Marina statunitense (Just Security). Si tratta della versione di una delle due parti in armi: negli estratti disponibili non compaiono immagini, coordinate o valutazioni terze sulle cinque unità colpite.
Il conto giordano e quello iraniano
I Guardiani della rivoluzione hanno annunciato il lancio di missili balistici contro una base utilizzata dai militari statunitensi nei pressi di Al Azraq, in Giordania. Amman dichiara che le proprie difese aeree hanno intercettato 18 dei 20 missili, che due sono caduti in aree disabitate e che non ci sono state vittime (Just Security, Al Jazeera). Sono le stesse cifre che stamattina avevamo pubblicato da un’unica origine: oggi hanno una seconda provenienza, e restano cifre dichiarate dal paese che è stato colpito.
Su Hormuz il quadro cambia natura. L’ufficio relazioni pubbliche dei Guardiani della rivoluzione, in un comunicato attribuito dall’agenzia iraniana IRNA, afferma di aver colpito il 9 settembre due unità navali statunitensi, otto petroliere e dieci navi che si accingevano ad attraversare l’area che Teheran ha dichiarato vietata e non sicura nello stretto (Vista, rilancio IRNA). Nessuna delle altre fonti del dossier riscontra questo elenco: venti bersagli navali rivendicati sono una dichiarazione di parte, non un fatto accertato, e in questa pagina compaiono come tali.
Il prezzo del barile supera i cento dollari
Il mercato ha registrato la giornata prima di qualunque verifica. Al Jazeera riferisce che nelle prime contrattazioni del 9 settembre il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile (Al Jazeera). Il giorno prima il Brent viaggiava poco sotto i 98 dollari dopo un rialzo di oltre l’1 per cento, con il WTI a 92,20 dollari, ai massimi da fine luglio secondo Reuters (Investing.com Italia).
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo se le cinque petroliere indicate dal comando statunitense e le navi rivendicate da Teheran abbiano avuto equipaggi a bordo, né quali danni abbiano subito: nessuna delle fonti disponibili fornisce un bilancio umano delle operazioni in mare. Non risulta negli estratti una versione statunitense sull’attacco alla base in Giordania diversa da quella giordana. Non sappiamo se l’area dichiarata vietata da Teheran nello stretto coincida con le rotte effettivamente interdette al traffico mercantile.
Le due parti hanno pubblicato oggi conteggi che non si incrociano su nessuna cifra: cinque unità distrutte contro venti unità colpite. È la prima volta, nel materiale a nostra disposizione di oggi, che entrambe rivendicano un’azione offensiva nella stessa giornata.
Fonti: Al Jazeera, Just Security (su comunicati CENTCOM e governo giordano, ripresi da New York Times e Wall Street Journal), WORLD Radio, Investing.com (dispaccio Reuters). Il comunicato dei Guardiani della rivoluzione è attribuito da IRNA (agenzia di stato iraniana) e ripreso da Vista.
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