Fine vita in Umbria: la commissione approva 13 emendamenti, minoranze fuori dall'aula
La terza Commissione dell'Assemblea legislativa umbra ha riscritto la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, adeguandola alla sentenza della Consulta sulla legge toscana. Manca il voto sull'intero atto, atteso entro settembre.
Dopo il Veneto, di cui abbiamo scritto il 3 settembre, il percorso regionale sul fine vita si sposta in Umbria. Il 9 settembre 2026 la terza Commissione consiliare dell’Assemblea legislativa umbra ha approvato 13 emendamenti alla proposta di legge di iniziativa popolare intitolata «Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito», illustrati in seduta dal presidente Luca Simonetti (ANSA Umbria).
Il primo intervento riguarda l’intestazione dell’atto, che diventa «Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale». Gli altri dodici emendamenti hanno una funzione tecnica dichiarata: allineare il testo alla sentenza con cui la Corte costituzionale si è pronunciata sulla legge della Toscana, cancellando dal testo umbro le parti già dichiarate illegittime. Il risultato è una proposta più corta di quella depositata dai promotori dell’iniziativa popolare.
Il passaggio non è stato unanime nel metodo. I commissari di minoranza — centrodestra e civici — hanno abbandonato la seduta perché la loro richiesta di svolgere audizioni non è stata accolta (ANSA Umbria). Restano quindi fuori dal verbale della votazione, che è avvenuta senza di loro.
Il testo non è ancora in Aula. La Commissione dovrà pronunciarsi con un voto sull’intero atto, e solo dopo quel passaggio l’atto sarà eventualmente trasmesso all’Assemblea; il calendario indicato è entro settembre. È una distinzione che vale la pena tenere presente: gli emendamenti approvati riscrivono una proposta che, come proposta, deve ancora superare il vaglio complessivo dell’organo che li ha votati.
Intorno all’Umbria si muovono altri due tasselli. L’8 settembre 2026 l’Associazione Luca Coscioni ha chiesto alla Regione Molise di concludere l’esame della proposta depositata il 1° aprile 2025 e firmata da dieci consiglieri di maggioranza e opposizione. «In Molise la proposta è già stata depositata e la discussione è stata avviata», ha dichiarato il tesoriere dell’associazione Marco Cappato (TermoliOnLine). La fonte è il comunicato dell’associazione promotrice: va letta come posizione della parte che ha depositato il testo.
Il secondo tassello corregge una lettura possibile del nostro pezzo del 4 settembre sulla legge veneta. Al 7 settembre 2026 quella legge non risultava ancora pubblicata: secondo Linkiesta il termine di sessanta giorni entro cui il governo può impugnarla davanti alla Corte costituzionale non è quindi ancora cominciato a decorrere. In altre parole, la finestra dell’impugnazione non è chiusa: non è ancora aperta. È un’informazione che proviene da un’unica origine, un’analisi giornalistica, e la redazione non ha consultato atti ufficiali sulla pubblicazione della legge.
Il quadro documentato dalle fonti di oggi è quello di tre assemblee regionali in fasi diverse: una legge approvata e in attesa di pubblicazione in Veneto, una proposta emendata in commissione in Umbria, un esame aperto in Molise su richiesta dei promotori. Il prossimo atto verificabile è il voto della terza Commissione umbra sull’intero testo.
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