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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Economia e Mercati · Apertura giovedì 10 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

La BCE porta i depositi al 2,50%: rialzo deciso, percorso futuro no

Il Consiglio direttivo riunito a Berlino ha alzato i tre tassi di riferimento di un quarto di punto. Crescita rivista al rialzo per 2026 e 2027, inflazione di fondo più alta, scenari alternativi costruiti sul conflitto in Medio Oriente.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Anh Nguyen su Pexels

La decisione attesa per la giornata è arrivata: il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha innalzato di 25 punti base i tre tassi di riferimento. Il tasso sui depositi presso la banca centrale sale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90% (ANSA).

È il secondo aumento dopo quello di giugno 2026, con una pausa in mezzo a luglio. La riunione di politica monetaria non si è tenuta a Francoforte: il Consiglio direttivo era ospite della Bundesbank a Berlino (Sky TG24).

Le proiezioni riviste

Il quadro macroeconomico aggiornato dagli esperti della banca centrale è la parte meno prevedibile del pacchetto. La crescita dell’area euro viene stimata allo 0,9% quest’anno, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028: i primi due valori sono rivisti verso l’alto rispetto all’esercizio precedente, il terzo verso il basso. Sull’inflazione la stima complessiva per il 2026 resta al 3,0%, con revisioni al rialzo per gli anni seguenti, mentre la componente di fondo è indicata al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028 (AGI).

202620272028
Crescita0,9%1,4%1,5%
Inflazione di fondo2,5%2,6%2,3%

Il dettaglio che pesa più di tutti sta nella sequenza: l’inflazione di fondo attesa nel 2027 è superiore a quella del 2026. Non è la traiettoria discendente su cui era costruita la fase di riduzione dei tassi.

Il fatto che ha spinto la decisione era già noto in mattinata: ad agosto l’inflazione dell’area euro è balzata al 3,3%, il livello più alto da settembre 2023, per effetto della corsa di gas e petrolio. Nel comunicato di politica monetaria il Consiglio direttivo scrive che «Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione».

Gli scenari sul conflitto

Gli esperti della banca centrale hanno costruito scenari alternativi su durata e intensità del conflitto in Medio Oriente e sui suoi effetti a catena. È un’ammissione tecnica di quanto la funzione di reazione dipenda oggi da una variabile che nessuna banca centrale controlla: il prezzo dell’energia.

Sul punto il collegamento con il resto della giornata è diretto. Il Brent è tornato oggi sopra i 100 dollari al barile, con il gas su livelli elevati, e le prime pagine di Il Mattino e La Stampa aprono su petrolio, gas e accise, segnalando il rischio di nuovi rincari alla pompa (Sarno Notizie). Il governatore della banca centrale finlandese Olli Rehn aveva indicato nei rischi geopolitici legati alla crisi mediorientale e al blocco dello Stretto di Hormuz un fattore di rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche (Benzinga Italia). Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel aveva rilevato che i mercati assegnavano al 95% la probabilità di un rialzo a settembre: la decisione di oggi non ha sorpreso gli operatori.

Che cosa non sappiamo

Non sappiamo dove si fermerà il ciclo. In conferenza stampa la presidente Christine Lagarde ha detto: «Non abbiamo discusso assolutamente di alcun tipo di percorso futuro». È una formula che chiude la porta alle estrapolazioni: dalle proiezioni non si può ricavare il numero delle mosse successive, e la stessa banca centrale mette per iscritto che l’esito dipende da uno scenario esterno.

L’effetto che si misurerà prima è quello sul credito. Secondo uno studio della FABI citato dall’AGI, il nuovo rialzo rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti in una fase in cui il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere. Il costo del denaro deciso oggi a Berlino arriva alle rate con i tempi propri dei contratti: chi ha un tasso variabile lo vede nelle prossime rilevazioni degli indici di riferimento, chi deve accendere un mutuo lo trova già nelle offerte.

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