La BCE porta i depositi al 2,50%: rialzo deciso, percorso futuro no
Il Consiglio direttivo riunito a Berlino ha alzato i tre tassi di riferimento di un quarto di punto. Crescita rivista al rialzo per 2026 e 2027, inflazione di fondo più alta, scenari alternativi costruiti sul conflitto in Medio Oriente.
La decisione attesa per la giornata è arrivata: il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha innalzato di 25 punti base i tre tassi di riferimento. Il tasso sui depositi presso la banca centrale sale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90% (ANSA).
È il secondo aumento dopo quello di giugno 2026, con una pausa in mezzo a luglio. La riunione di politica monetaria non si è tenuta a Francoforte: il Consiglio direttivo era ospite della Bundesbank a Berlino (Sky TG24).
Le proiezioni riviste
Il quadro macroeconomico aggiornato dagli esperti della banca centrale è la parte meno prevedibile del pacchetto. La crescita dell’area euro viene stimata allo 0,9% quest’anno, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028: i primi due valori sono rivisti verso l’alto rispetto all’esercizio precedente, il terzo verso il basso. Sull’inflazione la stima complessiva per il 2026 resta al 3,0%, con revisioni al rialzo per gli anni seguenti, mentre la componente di fondo è indicata al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028 (AGI).
| 2026 | 2027 | 2028 | |
|---|---|---|---|
| Crescita | 0,9% | 1,4% | 1,5% |
| Inflazione di fondo | 2,5% | 2,6% | 2,3% |
Il dettaglio che pesa più di tutti sta nella sequenza: l’inflazione di fondo attesa nel 2027 è superiore a quella del 2026. Non è la traiettoria discendente su cui era costruita la fase di riduzione dei tassi.
Il fatto che ha spinto la decisione era già noto in mattinata: ad agosto l’inflazione dell’area euro è balzata al 3,3%, il livello più alto da settembre 2023, per effetto della corsa di gas e petrolio. Nel comunicato di politica monetaria il Consiglio direttivo scrive che «Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione».
Gli scenari sul conflitto
Gli esperti della banca centrale hanno costruito scenari alternativi su durata e intensità del conflitto in Medio Oriente e sui suoi effetti a catena. È un’ammissione tecnica di quanto la funzione di reazione dipenda oggi da una variabile che nessuna banca centrale controlla: il prezzo dell’energia.
Sul punto il collegamento con il resto della giornata è diretto. Il Brent è tornato oggi sopra i 100 dollari al barile, con il gas su livelli elevati, e le prime pagine di Il Mattino e La Stampa aprono su petrolio, gas e accise, segnalando il rischio di nuovi rincari alla pompa (Sarno Notizie). Il governatore della banca centrale finlandese Olli Rehn aveva indicato nei rischi geopolitici legati alla crisi mediorientale e al blocco dello Stretto di Hormuz un fattore di rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche (Benzinga Italia). Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel aveva rilevato che i mercati assegnavano al 95% la probabilità di un rialzo a settembre: la decisione di oggi non ha sorpreso gli operatori.
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo dove si fermerà il ciclo. In conferenza stampa la presidente Christine Lagarde ha detto: «Non abbiamo discusso assolutamente di alcun tipo di percorso futuro». È una formula che chiude la porta alle estrapolazioni: dalle proiezioni non si può ricavare il numero delle mosse successive, e la stessa banca centrale mette per iscritto che l’esito dipende da uno scenario esterno.
L’effetto che si misurerà prima è quello sul credito. Secondo uno studio della FABI citato dall’AGI, il nuovo rialzo rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti in una fase in cui il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere. Il costo del denaro deciso oggi a Berlino arriva alle rate con i tempi propri dei contratti: chi ha un tasso variabile lo vede nelle prossime rilevazioni degli indici di riferimento, chi deve accendere un mutuo lo trova già nelle offerte.
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