Il rincaro dell'energia arriva sui tassi: gas ai massimi da oltre tre anni, BOT annuali al 2,967%
Lo sviluppo delle ultime ore rispetto al mattino non è il barile ma ciò che il barile sta muovendo: il gas europeo a 80,99 euro per MWh, il decennale americano al 4,843%, l'asta italiana venti punti base sopra il mese precedente. E il dato sull'inflazione americana atteso oggi.
Stamattina questo giornale ha raccontato il greggio sopra i cento dollari e le previsioni sulle scorte. Lo sviluppo del pomeriggio sta un passo più in là: il rincaro dell’energia si sta trasmettendo al costo del denaro, e i mercati obbligazionari lo stanno prezzando prima delle banche centrali.
Il punto di partenza è il gas. Il TTF di Amsterdam, il riferimento europeo, ha toccato 80,99 euro per megawattora, il valore più alto da oltre tre anni. Sul fronte del petrolio il perdurare degli scontri fra Stati Uniti e Iran tiene il Brent attorno ai 106 dollari al barile e il WTI intorno ai 101.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| TTF Amsterdam | 80,99 euro/MWh |
| Brent | ~106 dollari/barile |
| WTI | ~101 dollari/barile |
| Titolo di Stato USA 10 anni | 4,843% |
| Titolo di Stato USA 30 anni | 5,296% |
| BOT annuali (asta) | 2,967% |
| BTP 10 anni | sopra il 4,2% |
I dati provengono dalle rilevazioni di mercato riportate da QN e dall’analisi di Il Basso Adige, mentre la chiusura di Tokyo e il calendario macroeconomico sono ripresi da Il Sole 24 Ore e da Borse.it.
Il passaggio dall’energia al debito. Un’obbligazione pubblica rende di più quando chi la compra si aspetta prezzi in salita: l’inflazione attesa erode la cedola, e il compratore chiede di essere risarcito in anticipo. È il meccanismo che si vede nell’asta italiana di questa settimana, dove i BOT annuali sono stati collocati al 2,967%, venti punti base sopra il mese precedente, e nel decennale italiano tornato oltre il 4,2%. Sul versante americano il titolo a dieci anni rende il 4,843% e il trentennale il 5,296%.
L’inflazione nell’area euro è indicata al 3,3%. Nella riunione del 10 settembre la Banca centrale europea era attesa a un rialzo di 25 punti base, dal 2,25% al 2,50%: la decisione è stata oggetto del pezzo pubblicato stamattina. Sul fronte americano i mercati assegnano una probabilità compresa fra il 60% e il 67% a un aumento dei tassi della Federal Reserve nella riunione di metà settembre — cioè considerano il rialzo più probabile che no, senza considerarlo certo.
Le borse e il dato di oggi. Tokyo ha chiuso in calo dell’1,93%, a 64.011,34 punti, con i timori sulla sicurezza energetica nello Stretto di Hormuz indicati come causa. Il cambio euro/dollaro è rimasto poco mosso attorno a 1,16: la debolezza non è quindi di una singola valuta, ma un riprezzamento generale del rischio.
Il fatto che i mercati attendono oggi è la rilevazione dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, stimata stabile al 3,4% annuo, con la componente di fondo in rallentamento al 2,4% dal 2,5% di luglio. In calendario anche l’indice di fiducia dell’Università del Michigan. La composizione conta più del titolo: un indice complessivo fermo con una componente di fondo in discesa indicherebbe che la pressione arriva dall’energia e non si è ancora trasferita al resto del paniere.
Che cosa non sappiamo. Non sappiamo se il dato americano confermerà le stime degli analisti, né come reagirà il mercato obbligazionario nel caso opposto. Nel materiale disponibile l’unica chiusura azionaria rilevata è quella di Tokyo: per le altre piazze non abbiamo dati. E non conosciamo l’entità del passaggio dai prezzi all’ingrosso del gas alle bollette europee, che dipende da contratti e meccanismi di indicizzazione che le rilevazioni di mercato non descrivono.
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