Gli Houthi guadagnano terreno su Bab el-Mandeb, fermi impianti energetici sauditi
Le forze Houthi hanno esteso il controllo lungo la costa yemenita del Mar Rosso, attorno a Mokha e all'isola di Mayyun. Gli attacchi con missili e droni hanno costretto l'Arabia Saudita a fermare alcuni siti energetici.
Il punto più stretto fra Mar Rosso e Golfo di Aden è tornato a essere una linea del fronte. Secondo Bloomberg, il Washington Post e la NPR, che riprende un dispaccio dell’Associated Press, le forze Houthi hanno spinto verso sud lungo la costa yemenita del Mar Rosso, guadagnando terreno intorno alla città di Mokha e all’isola di Mayyun, che si trova al centro dello stretto di Bab el-Mandeb.
Il secondo fronte è il territorio saudita. Gli attacchi con missili e droni hanno costretto il regno a fermare alcuni impianti energetici. L’8 settembre una serie di attacchi ha ferito oltre settanta persone e provocato incendi in impianti petroliferi e in strutture di servizio nel sud del paese, nelle città di Abha, Jazan, Najran e Khamis Mushait. È il bilancio riportato dalle tre origini citate sopra, che risalgono a corrispondenze e a un dispaccio di agenzia: non abbiamo, in questo dossier, una comunicazione ufficiale saudita che lo confermi voce per voce.
La sequenza ha una storia recente. A luglio, dopo che Riad aveva spostato una parte delle esportazioni di greggio sulla rotta del Mar Rosso, gli Houthi avevano colpito due petroliere che trasportavano petrolio saudita. La tregua del 2022, che aveva in larga parte fermato i combattimenti fra Houthi e coalizione a guida saudita, è finita con questa intensificazione.
Il portavoce militare del movimento, Yahya Saree, ha rivendicato la linea seguita: «ogni aggressione contro il nostro paese e il nostro popolo avrà una risposta ferma» (trad. dall’inglese). È una dichiarazione di parte, e come tale va letta: non descrive ciò che è accaduto, ma la cornice con cui la parte che attacca lo presenta.
Perché lo stretto conta oltre lo Yemen
Bab el-Mandeb non è un teatro locale. Nel rapporto di settembre sul mercato petrolifero l’Agenzia internazionale dell’energia registra che ad agosto la produzione mondiale è scesa a 100,1 milioni di barili al giorno, 1,6 milioni in meno rispetto al mese precedente, e che oltre 10 milioni di barili al giorno di produzione del Golfo risultano fermi per rischi di sicurezza. Lo stesso documento rivede al ribasso le stime per il 2026: offerta mondiale a 100,7 milioni di barili al giorno, 1,3 milioni in meno rispetto al rapporto precedente, e domanda in calo di 2,5 milioni di barili al giorno, circa 940 mila in più rispetto alla stima di agosto.
Il collegamento fra queste cifre e l’avanzata su Bab el-Mandeb va maneggiato con prudenza: le fonti di cui disponiamo oggi riportano la revisione e la produzione ferma per ragioni di sicurezza, ma non ci permettono di attribuire all’agenzia un’indicazione esplicita degli attacchi nello stretto fra le cause della revisione. Lo dichiariamo perché la differenza fra una contabilità e una spiegazione è l’intero contenuto informativo del passaggio.
Oltre 10 milioni di barili al giorno di produzione del Golfo risultano fermi per rischi di sicurezza.
Sul mercato l’effetto si vede nel prezzo: il 10 settembre il Brent ha superato la soglia dei 105 dollari al barile, secondo i dati riportati da Forbes Italia. Per l’Arabia Saudita il problema è doppio: gli impianti colpiti sono quelli della produzione, e la rotta alternativa verso ovest passa esattamente dove il movimento yemenita sta avanzando.
Che cosa non sappiamo
Molto, e vale la pena elencarlo. Il dossier di oggi non contiene una quantificazione del terreno conquistato, né la data in cui le posizioni attorno a Mokha e Mayyun sarebbero passate di mano, né l’identità o il numero degli impianti energetici sauditi fermati. Non contiene una versione ufficiale del governo saudita, né una risposta della coalizione. Non contiene un bilancio di vittime distinto da quello dei feriti dell’8 settembre, e non specifica se fra i settanta feriti vi siano lavoratori degli impianti o residenti.
Non sappiamo nemmeno se il traffico mercantile attraverso lo stretto sia stato interrotto, ridotto o deviato: nessuna delle fonti disponibili oggi riporta un dato sui transiti. È un’assenza rilevante, perché è la variabile che trasformerebbe un conflitto regionale in un problema di catena di approvvigionamento per mezzo pianeta.
Quello che si può scrivere con certezza è il perimetro: un movimento armato controlla o contende posizioni ai due lati del passaggio e colpisce dall’esterno le infrastrutture energetiche del principale esportatore di greggio della regione. Sul versante dei conti, l’Agenzia internazionale dell’energia prevede per il 2026 un’offerta mondiale di 100,7 milioni di barili al giorno, 5,7 milioni in meno rispetto all’anno precedente, e un recupero della domanda di 2,6 milioni nel 2027.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore