L'Aie taglia domanda e offerta di greggio, l'inflazione americana risale su base mensile
Il rapporto di settembre dell'Agenzia internazionale dell'energia proietta un'offerta mondiale di 100,7 milioni di barili al giorno nel 2026. Negli Stati Uniti i prezzi al consumo salgono dello 0,4% in agosto.
Il mercato del petrolio si sta restringendo da entrambi i lati, e l’Oil Market Report di settembre dell’Agenzia internazionale dell’energia lo mette in numeri.
Dal lato dell’offerta, la proiezione per il 2026 scende a 100,7 milioni di barili al giorno: 5,7 milioni in meno rispetto all’anno precedente e 1,3 milioni in meno rispetto a quanto la stessa agenzia stimava un mese fa. Ad agosto la produzione mondiale è calata di 1,6 milioni di barili al giorno rispetto a luglio, fermandosi a 100,1 milioni, con oltre 10 milioni di barili al giorno di capacità del Golfo indisponibili per ragioni di sicurezza.
Dal lato della domanda il movimento è nella stessa direzione ma con un segno diverso nella revisione: il consumo globale è previsto in calo di 2,5 milioni di barili al giorno nel 2026, cioè circa 940 mila barili al giorno in più rispetto alla stima del mese precedente. Per il 2027 l’agenzia prevede un recupero di 2,6 milioni di barili al giorno, che compenserebbe di stretta misura le perdite dell’anno.
Il prezzo ha risposto: il 10 settembre il Brent ha superato la soglia dei 105 dollari al barile, secondo i dati riportati da Forbes Italia.
| Voce | Stima Aie, settembre 2026 |
|---|---|
| Offerta mondiale 2026 | 100,7 mb/g (−5,7 su base annua) |
| Revisione rispetto al mese precedente | −1,3 mb/g |
| Domanda mondiale 2026 | −2,5 mb/g |
| Produzione di agosto | 100,1 mb/g (−1,6 sul mese) |
| Capacità del Golfo ferma | oltre 10 mb/g |
Il secondo dato: i prezzi americani
Il 3,4% sull’anno e lo 0,4% sul mese, al netto della stagionalità: sono le due variazioni dei prezzi al consumo americani di agosto, diffuse l’11 settembre 2026 dall’ufficio federale di statistica del lavoro. Le riportano Focus America ed Ekonomia.it, a partire dal comunicato dell’ente statistico federale.
Si tratta del rialzo mensile più ampio degli ultimi tre mesi, coerente con quanto gli economisti si aspettavano; la componente di fondo, invece, ha accelerato oltre le attese su base mensile. A monte della catena, l’indice dei prezzi alla produzione di agosto era salito del 5,4% su base annua.
Il terzo numero riguarda le aspettative, che nella trasmissione dell’inflazione contano quanto i prezzi realizzati. La rilevazione dell’Università del Michigan di inizio settembre segna 47,8 punti di fiducia delle famiglie; nello stesso sondaggio l’inflazione attesa a dodici mesi risulta al 4,6%, quella sull’orizzonte quinquennale al 3,4%.
Il nesso, e i suoi limiti
Il collegamento fra le due metà del pezzo è evidente ma non va forzato: le fonti disponibili non attribuiscono l’accelerazione dei prezzi americani al greggio, e questo giornale non lo fa al loro posto. Quello che si può dire è che le due misurazioni sono contemporanee e che, nel quadro dell’Agenzia internazionale dell’energia, la quota di produzione del Golfo ferma — oltre 10 milioni di barili al giorno — è attribuita a rischi di sicurezza, senza che gli estratti disponibili ne specifichino la natura.
Sul fronte della politica monetaria il materiale a disposizione non contiene decisioni né dichiarazioni di esponenti della banca centrale statunitense: il pezzo si ferma ai dati pubblicati e non anticipa scenari sui tassi.
Che cosa non sappiamo
Non conosciamo il valore preciso della componente di fondo americana né la sua variazione annua, non abbiamo il dettaglio per capitolo di spesa dell’indice dei prezzi, e non disponiamo di una scomposizione dell’Aie fra i paesi che hanno ridotto la produzione. I riferimenti accertati restano quelli dell’11 settembre: prezzi al consumo a +0,4% sul mese e +3,4% sull’anno, offerta mondiale proiettata a 100,7 milioni di barili al giorno per il 2026.
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