Ex Ilva, respinta la sospensiva: l'area a caldo di Taranto resta ferma entro il 28 ottobre
La Corte d'Appello di Milano ha rigettato l'istanza di Acciaierie d'Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Il confronto tra governo e sindacati a Palazzo Chigi riprende il 15 settembre, mentre restano aperte le procedure di licenziamento nell'indotto.
Il calendario dello stabilimento di Taranto non si sposta. La sospensiva chiesta dai legali di Acciaierie d’Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria non è stata concessa: il rigetto è arrivato dalla Corte d’Appello civile di Milano l’11 settembre 2026. Resta quindi efficace il decreto del 27 luglio scorso, che impone la fermata dell’area a caldo entro il 28 ottobre. Del tavolo di Palazzo Chigi interrotto e poi ripreso abbiamo scritto il 9 settembre.
La decisione chiude uno dei due binari che le due società avevano aperto dopo il decreto di luglio. Adi e Ilva avevano infatti presentato ricorso in Cassazione e, contestualmente, un’istanza ai sensi dell’articolo 373 del codice di procedura civile alla stessa Corte d’Appello: è quest’ultima richiesta — quella che avrebbe congelato gli effetti del provvedimento in attesa del giudizio di legittimità — a essere stata rigettata. Il ricorso per cassazione resta pendente, ma senza sospensiva l’obbligo di fermata mantiene la sua data.
Il secondo binario è politico e si riapre quattro giorni dopo. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere l’11 settembre che il confronto tra governo e sindacati riprenderà martedì 15 settembre. Sarà il primo appuntamento dopo la decisione milanese, e arriva con un margine di tempo che il decreto ha reso misurabile: poco più di sei settimane tra la riconvocazione e il termine del 28 ottobre.
Sul fronte occupazionale la fotografia non cambia. Restano aperte le procedure di licenziamento collettivo avviate da 28 aziende dell’indotto per oltre 2.500 lavoratori: un perimetro che riguarda la filiera dei fornitori, non il solo stabilimento, e che per ora nessun provvedimento ha sospeso.
Le reazioni istituzionali e sindacali puntano tutte sullo stesso passaggio. Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha collegato la decisione dei giudici alla necessità di un confronto immediato, affermando che «il tavolo alla Presidenza del Consiglio va riconvocato con estrema urgenza». Dalla stessa parte del tavolo, Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto in una nota che «riteniamo sia fondamentale che il Governo convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi». Il materiale disponibile documenta questa convergenza sulla riconvocazione; non registra, allo stato, altre richieste formalizzate né una risposta scritta del governo alle due prese di posizione.
Restano incerti alcuni punti che la decisione dell’11 settembre non risolve e che le fonti disponibili non chiariscono: i tempi della pronuncia della Cassazione, le modalità tecniche con cui la fermata dell’area a caldo verrebbe attuata entro il termine, e quali strumenti il governo intenda portare all’incontro del 15 settembre. Su questi aspetti il giornale non dispone di elementi verificabili e non anticipa scenari.
Le due date che definiscono il dossier sono ora fissate: il 15 settembre a Palazzo Chigi e il 28 ottobre a Taranto.
Fonti: l’Adige (origine ANSA); Il Quotidiano del Sud (origine Adnkronos); Geagency (fonti di Palazzo Chigi); CosmoPolis (nota sindacale Fim-Fiom-Uilm).
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