Inflazione americana in risalita e rendimenti ai massimi dal 2023: la settimana che porta alla Fed
Quattro sedute in calo e un rimbalzo finale a Wall Street, con l'indice dei prezzi di agosto sopra le attese e il decennale del Tesoro americano vicino ai massimi di fine 2023. L'Opec taglia per la quinta volta le stime sulla domanda di greggio.
Questa analisi apre una sezione che il mattino aveva lasciato scoperta, e lo fa dal lato opposto rispetto all’apertura di oggi: non il greggio come effetto di una guerra, ma il greggio come voce che entra nei conti di un’economia e in una decisione di politica monetaria.
Il dato che ha mosso la settimana è l’indice dei prezzi al consumo statunitense di agosto: più 0,4% su base mensile, contro lo 0,1% di luglio. L’indice di fondo — quello depurato dalle componenti più volatili — è salito dello 0,3%, sopra il consenso degli operatori fermo allo 0,2%. La rilevazione, basata sui dati del Bureau of Labor Statistics, è riportata da Charles Schwab e da CNBC.
Il movimento dei prezzi, giorno per giorno
Gli indici azionari americani hanno perso terreno per quattro sedute consecutive, prima del rimbalzo di venerdì. Il Nasdaq ha ceduto circa lo 0,7% sull’arco della settimana: è la prima chiusura settimanale negativa dopo due in rialzo.
Sul mercato obbligazionario il movimento è stato più netto: il rendimento del titolo decennale del Tesoro statunitense ha toccato il livello più alto da fine 2023. Quando il rendimento sale, il prezzo del titolo scende: significa che chi compra oggi chiede di più per prestare denaro a dieci anni, e questa richiesta si trasmette al costo del credito per imprese e famiglie.
| Indicatore | Ultimo dato |
|---|---|
| Prezzi al consumo USA, agosto | +0,4% mensile (da +0,1% di luglio) |
| Indice di fondo | +0,3% (consenso +0,2%) |
| Nasdaq, settimana | circa −0,7% |
| Decennale Tesoro USA | massimo da fine 2023 |
Dal lato dell’offerta di petrolio
Il quadro delle materie prime spiega perché il rialzo dei prezzi al consumo non sia stato archiviato come un dato isolato. L’Opec ha ridotto a 380.000 barili al giorno la stima di crescita della domanda mondiale di petrolio per il 2026: è la quinta revisione al ribasso consecutiva. Un sondaggio Reuters indica inoltre che la produzione dell’organizzazione è scesa di 640.000 barili al giorno in agosto. I due elementi sono riportati da Offshore Technology.
Su base settimanale, Brent e WTI — i due greggi di riferimento — hanno segnato la progressione più forte dalla settimana chiusa il 17 luglio, secondo la rilevazione Reuters ripresa da Yahoo Finance.
L’analista Priyanka Sachdeva, di Phillip Nova, pone la questione in termini di soglie: il punto, nella sua lettura, è se il mercato riuscirà a stabilizzarsi sotto i 120 dollari o se una nuova interruzione dell’offerta spingerà il greggio in un regime di prezzo diverso da quello finora osservato. È una valutazione di un operatore privato, non una previsione di questo giornale, che non ne formula.
Su base settimanale i due greggi di riferimento hanno segnato la progressione più forte dalla settimana chiusa il 17 luglio.
L’appuntamento della settimana che si apre
Gli operatori indicano nella riunione del comitato di politica monetaria della Federal Reserve, in calendario nella settimana successiva a quella appena chiusa, il principale evento di mercato. La combinazione che i banchieri centrali si trovano davanti è quella meno comoda: prezzi in risalita per una spinta che arriva in buona parte dall’energia, cioè da un fattore su cui la politica monetaria non ha presa diretta, e costo del denaro già percepito come elevato dal mercato obbligazionario.
Che cosa non sappiamo
Il nostro materiale non contiene il dato dell’inflazione su base annua, né la scomposizione per capitoli di spesa dell’indice di agosto. Non contiene previsioni ufficiali della Federal Reserve né indicazioni sul voto atteso. E non contiene stime su quanto del rialzo dei prezzi sia attribuibile all’energia: chi la calcola, in questo momento, lo fa su basi che non abbiamo verificato.
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