A Villa Adriana una lastra segna il punto colpito da un fulmine notturno
Nell'area dell'Anfiteatro, a Tivoli, è emersa in posizione originaria una lastra marmorea con l'iscrizione FVLGVR SVBMANIVM: indicava dove un fulmine attribuito al dio Summano era stato sepolto secondo il rito del fulgur conditum.
Il mattino aveva dichiarato scoperta la sezione Cultura. Il recupero è una scoperta archeologica con quattro origini che convergono: una lastra di marmo di circa 40 per 35 centimetri, con incise due parole, trovata dove era stata collocata.
L’iscrizione recita FVLGVR SVBMANIVM. Il riferimento è a Summano, divinità romana dei fulmini notturni: la formula segnalava che in quel punto era caduta una saetta attribuita al dio e che il luogo era stato trattato di conseguenza. Il reperto è stato individuato nell’area di Villa Adriana, a Tivoli, nota come Anfiteatro, durante scavi dell’Università di Urbino Carlo Bo condotti su concessione del Ministero della Cultura insieme all’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. La notizia è riportata da Archaeology News Online Magazine, Discover Magazine, La Brújula Verde e The History Blog.
Perché conta la posizione, non l’oggetto
Le iscrizioni con questa formula sono note agli studiosi. Quello che rende diverso il ritrovamento di Tivoli è che la lastra non è stata trovata riutilizzata in un muro, né in un magazzino, né in un livello di riporto: era ancora nella sua collocazione originaria, inserita in una piccola struttura quadrangolare costruita con blocchi di tufo.
Significa che il contesto è leggibile. Un’iscrizione fuori posto documenta una pratica; un’iscrizione al suo posto documenta anche il come: la struttura che la conteneva, la sua relazione con ciò che sta intorno, la quota alla quale si trova rispetto agli strati precedenti e successivi.
Il rito del fulgur conditum
La pratica a cui l’iscrizione rimanda è quella del fulgur conditum, il fulmine «sepolto». Il punto colpito veniva delimitato e trattato come sacro, e un’epigrafe ne registrava la natura. È una parte della religiosità romana che lascia poche tracce materiali, perché consiste in un gesto compiuto una sola volta in un punto preciso.
Alberto Samonà, direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, ha osservato che la scoperta sposta il baricentro dell’attenzione dalla grande architettura verso una dimensione più intima della religiosità romana. Fabio Giorgio Cavallero, direttore dello scavo per l’Università di Urbino Carlo Bo, indica che il ritrovamento apre prospettive nuove sulla storia di questo settore della villa e sul ruolo che il rito ebbe nella riorganizzazione degli spazi. Entrambe le valutazioni provengono dalla comunicazione ufficiale dello scavo, e le riportiamo come tali.
Il nodo stratigrafico
C’è una domanda aperta che gli archeologi hanno già formulato. Nella stessa area, nel 2024, era stato individuato un palazzo successivamente demolito e interrato. La ricerca dovrà ora stabilire la sequenza fra i due eventi: il rito del fulmine precede la demolizione, la segue, o è legato alla riorganizzazione dell’area? La risposta non sta in una lettura dell’epigrafe ma nella lettura degli strati, ed è un lavoro che richiede tempo.
Dopo l’annuncio, il ministro della Cultura Alessandro Giuli si è recato a Villa Adriana.
Che cosa non sappiamo
Le fonti a disposizione non forniscono una datazione della lastra né dell’evento che registra. Non indicano se l’area circostante abbia restituito altri elementi collegabili al rito, né in che rapporto la struttura di tufo stia con l’impianto dell’Anfiteatro. Non contengono infine una data per la pubblicazione scientifica dei risultati: finora esiste l’annuncio dello scavo, non lo studio.
L’oggetto, in ogni caso, è ora un punto fisso nella pianta di Villa Adriana: due parole su una lastra di marmo di circa 40 per 35 centimetri, rimasta nella struttura di tufo in cui fu collocata.
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