I collari d'oro di Snettisham riletti come un rito collettivo, e i papiri di Ercolano tornano leggibili
Una revisione firmata da British Museum e Università di Cambridge propone che i torque del Norfolk siano stati deposti in un rituale che segnava un cambiamento nel modo di mostrare il potere. A Oxford, intanto, lo srotolamento virtuale restituisce due nuovi testi ercolanesi.
Dalla fine degli anni Quaranta, su una collina boscosa del Norfolk chiamata Ken Hill, sono emersi a più riprese i depositi noti come tesori di Snettisham: anelli, lingotti, monete, bracciali e soprattutto torque, i collari rigidi d’oro della tarda età del ferro britannica, databili grosso modo fra il 350 e il 60 a.C. Altri depositi sono stati scavati nei sei decenni successivi, molti dal British Museum nei primi anni Novanta.
Ora una revisione complessiva del complesso, firmata da Julia Farley del British Museum e Jody Joy del Museum of Archaeology and Anthropology dell’Università di Cambridge, propone una lettura d’insieme: i torque non sarebbero stati semplicemente nascosti, ma deposti come parte di un rituale collettivo che segnava un mutamento nel modo di comunicare l’autorità.
La notizia proviene al momento da un’unica origine (Archaeology Magazine, che riferisce lo studio dei due archeologi); nessuna conferma indipendente disponibile.
Perché la differenza fra nascondere e deporre conta
Un tesoro sepolto per metterlo al sicuro e un tesoro sepolto per toglierlo di mezzo raccontano due società diverse. Nel primo caso l’oro resta ricchezza in attesa di essere recuperata; nel secondo diventa un oggetto sottratto alla circolazione, e l’atto della deposizione è esso stesso il messaggio. L’ipotesi di Farley e Joy sposta Snettisham nella seconda categoria e la collega a una transizione: cambia il modo in cui il potere si mostra, e cambia di conseguenza il destino degli oggetti che quel potere esibiva.
A Oxford i rotoli bruciati parlano
Il secondo filone della giornata riguarda i papiri di Ercolano, scoperti a metà Settecento e rimasti in larga parte non srotolati per la fragilità del supporto carbonizzato. Le tecniche di srotolamento virtuale — che aprono i rotoli senza toccarli e ne leggono il contenuto — stanno restituendo testi mai letti.
Fra i risultati recenti figurano un testo stoico identificato nel PHerc 1667 e il primo libro del «Sui vizi» di Filodemo nel PHerc 172. I risultati saranno illustrati da Michael McOsker in una conferenza alla Weston Library di Oxford il 22 ottobre 2026. Anche qui la notizia proviene al momento da un’unica origine (il programma delle Bodleian Libraries ripreso da The Past/Current Archaeology); nessuna conferma indipendente disponibile.
Un rotolo carbonizzato che restituisce un titolo d’autore è, in filologia antica, l’equivalente di un ritrovamento in scavo.
Il calendario delle mostre
Sul versante espositivo, la Collezione archeologica statale di Monaco di Baviera apre il 18 settembre 2026 una mostra dedicata a Stonehenge, visitabile fino al 29 agosto 2027. Ad Atene, il Museo archeologico nazionale ospita fino al 31 ottobre 2026 «Pylos of Nestor: a Mycenaean kingdom revealed», aperta il 25 maggio. Al Museo statale di preistoria di Halle è in corso fino al 7 febbraio 2027 «The Shamaness», curata da Anja Stadelbacher, Josefine Biedinger e Michael Schefzik. A Newcastle, il Great North Museum: Hancock chiude il 20 settembre 2026 «Treasure: Hidden, Lost, Found», a ingresso gratuito.
Che cosa non sappiamo
Non abbiamo il testo integrale della revisione su Snettisham né la sede della sua pubblicazione scientifica, e non conosciamo la quantità di testo effettivamente leggibile nei due papiri ercolanesi: la lettura virtuale restituisce porzioni, non sempre libri interi. Restano fissate due date verificabili: il 18 settembre per l’apertura di Monaco e il 22 ottobre per la conferenza di Oxford.
Fonti: Archaeology Magazine; The Past / Current Archaeology; American Journal of Archaeology; North East Museums.
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