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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Economia e Mercati · Analisi lunedì 14 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Azioni giù e rendimenti su alla vigilia della Fed: il decennale francese al 4,46%

Sviluppo rispetto al pezzo del mattino sulla riunione della Federal Reserve: i mercati di lunedì prezzano il rialzo all'86,7% e il rendimento dell'OAT decennale tocca il massimo dall'autunno 2008.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Asad Photo Maldives su Pexels

Stamattina abbiamo scritto della riunione del comitato di politica monetaria della Federal Reserve, che decide mercoledì. Il fatto nuovo del pomeriggio non è la decisione, che non c’è ancora, ma il modo in cui i mercati hanno passato la giornata in attesa: azionario in calo su tre continenti e rendimenti obbligazionari in salita.

Il conto della seduta

La borsa di Seoul ha chiuso con il Kospi in calo del 3,26%, per una combinazione di tensioni geopolitiche e timori sul comparto tecnologico. I contratti a termine sul Nasdaq hanno ceduto oltre l’1% e il Nikkei ha seguito lo stesso movimento. In Europa l’apertura era attesa in flessione: CAC 40 a −0,28%, Dax a −0,31%, Stoxx 600 a −0,22%, con la sola piazza di Londra indicata in rialzo dello 0,19%.

Il movimento più significativo, però, è sul debito. Il rendimento dell’OAT francese a dieci anni è salito al 4,46%: è il livello più alto dall’autunno del 2008. Sul mercato del reddito fisso un rendimento che sale è un prezzo che scende, e in questo caso il costo del denaro per lo Stato francese torna dove non era da diciotto anni.

IndicatoreValore del 14 settembre
Kospi (Seoul), chiusura−3,26%
Contratti a termine Nasdaqoltre −1%
CAC 40 (attesa di apertura)−0,28%
Stoxx 600 (attesa di apertura)−0,22%
OAT francese a 10 anni4,46%
Brentoltre 100 dollari, intorno a 107,5

La Fed, aggiornata

Il quadro che avevamo pubblicato alle 6:30 si è irrigidito. I mercati assegnano una probabilità dell’86% a un rialzo di 25 punti base nella riunione di mercoledì; secondo i dati di CME FedWatch citati in giornata, la stima è dell’86,7%. Sarebbe il primo rialzo dalla metà del 2023.

Il riferimento macroeconomico su cui poggia questa attesa è il rapporto sui prezzi al consumo statunitensi di agosto, che ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile. Le previsioni sono state adeguate di conseguenza: Michael Feroli ha indicato due rialzi entro fine anno, a settembre e a dicembre. Più netto il giudizio di Bastien Drut:

«La sorte del FOMC del 16 settembre appare segnata.» (trad. dal francese) — Bastien Drut

Le fonti che riportano le due posizioni ne citano i nomi senza indicarne ruolo e istituzione di appartenenza: non siamo quindi in grado di precisarli.

Perché le due cose si tengono

Il legame fra la seduta azionaria e l’attesa sui tassi passa dall’energia. Il greggio si è mantenuto oltre i 100 dollari al barile a pochi giorni dalle riunioni delle banche centrali, dopo la chiusura dell’oleodotto saudita est-ovest verso il Mar Rosso decisa venerdì in seguito ad attacchi di droni; lunedì il Brent è salito del 2,51% a 107,27 dollari. Un costo dell’energia che resta alto rende più difficile per una banca centrale sostenere che la pressione sui prezzi stia rientrando, e rende più probabile la stretta che i mercati stanno già scontando. A sua volta la prospettiva di tassi più alti pesa sui titoli tecnologici, che sono la parte del listino più sensibile al costo del denaro, e la discesa di Seoul ne è l’esempio della giornata.

Che cosa non sappiamo

Non sappiamo come si sono chiuse le sedute europee: i dati disponibili si riferiscono alle attese di apertura, non alla chiusura. Non sappiamo quali fattori specifici abbiano spinto il rendimento francese al livello del 2008 — le fonti disponibili citano il contesto di tassi ed energia, non una decisione o un annuncio puntuale. E soprattutto non sappiamo che cosa deciderà la Federal Reserve: una probabilità implicita dell’86,7% è ciò che il mercato è disposto a pagare per un esito, non l’esito. La conferenza stampa è attesa mercoledì.

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