Azioni giù e rendimenti su alla vigilia della Fed: il decennale francese al 4,46%
Sviluppo rispetto al pezzo del mattino sulla riunione della Federal Reserve: i mercati di lunedì prezzano il rialzo all'86,7% e il rendimento dell'OAT decennale tocca il massimo dall'autunno 2008.
Stamattina abbiamo scritto della riunione del comitato di politica monetaria della Federal Reserve, che decide mercoledì. Il fatto nuovo del pomeriggio non è la decisione, che non c’è ancora, ma il modo in cui i mercati hanno passato la giornata in attesa: azionario in calo su tre continenti e rendimenti obbligazionari in salita.
Il conto della seduta
La borsa di Seoul ha chiuso con il Kospi in calo del 3,26%, per una combinazione di tensioni geopolitiche e timori sul comparto tecnologico. I contratti a termine sul Nasdaq hanno ceduto oltre l’1% e il Nikkei ha seguito lo stesso movimento. In Europa l’apertura era attesa in flessione: CAC 40 a −0,28%, Dax a −0,31%, Stoxx 600 a −0,22%, con la sola piazza di Londra indicata in rialzo dello 0,19%.
Il movimento più significativo, però, è sul debito. Il rendimento dell’OAT francese a dieci anni è salito al 4,46%: è il livello più alto dall’autunno del 2008. Sul mercato del reddito fisso un rendimento che sale è un prezzo che scende, e in questo caso il costo del denaro per lo Stato francese torna dove non era da diciotto anni.
| Indicatore | Valore del 14 settembre |
|---|---|
| Kospi (Seoul), chiusura | −3,26% |
| Contratti a termine Nasdaq | oltre −1% |
| CAC 40 (attesa di apertura) | −0,28% |
| Stoxx 600 (attesa di apertura) | −0,22% |
| OAT francese a 10 anni | 4,46% |
| Brent | oltre 100 dollari, intorno a 107,5 |
La Fed, aggiornata
Il quadro che avevamo pubblicato alle 6:30 si è irrigidito. I mercati assegnano una probabilità dell’86% a un rialzo di 25 punti base nella riunione di mercoledì; secondo i dati di CME FedWatch citati in giornata, la stima è dell’86,7%. Sarebbe il primo rialzo dalla metà del 2023.
Il riferimento macroeconomico su cui poggia questa attesa è il rapporto sui prezzi al consumo statunitensi di agosto, che ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile. Le previsioni sono state adeguate di conseguenza: Michael Feroli ha indicato due rialzi entro fine anno, a settembre e a dicembre. Più netto il giudizio di Bastien Drut:
«La sorte del FOMC del 16 settembre appare segnata.» (trad. dal francese) — Bastien Drut
Le fonti che riportano le due posizioni ne citano i nomi senza indicarne ruolo e istituzione di appartenenza: non siamo quindi in grado di precisarli.
Perché le due cose si tengono
Il legame fra la seduta azionaria e l’attesa sui tassi passa dall’energia. Il greggio si è mantenuto oltre i 100 dollari al barile a pochi giorni dalle riunioni delle banche centrali, dopo la chiusura dell’oleodotto saudita est-ovest verso il Mar Rosso decisa venerdì in seguito ad attacchi di droni; lunedì il Brent è salito del 2,51% a 107,27 dollari. Un costo dell’energia che resta alto rende più difficile per una banca centrale sostenere che la pressione sui prezzi stia rientrando, e rende più probabile la stretta che i mercati stanno già scontando. A sua volta la prospettiva di tassi più alti pesa sui titoli tecnologici, che sono la parte del listino più sensibile al costo del denaro, e la discesa di Seoul ne è l’esempio della giornata.
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo come si sono chiuse le sedute europee: i dati disponibili si riferiscono alle attese di apertura, non alla chiusura. Non sappiamo quali fattori specifici abbiano spinto il rendimento francese al livello del 2008 — le fonti disponibili citano il contesto di tassi ed energia, non una decisione o un annuncio puntuale. E soprattutto non sappiamo che cosa deciderà la Federal Reserve: una probabilità implicita dell’86,7% è ciò che il mercato è disposto a pagare per un esito, non l’esito. La conferenza stampa è attesa mercoledì.
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