Giornata mondiale della salute mentale, l'Oms chiede di ascoltare chi vive il disagio
Il tema scelto per il 2026 punta sul coinvolgimento diretto delle persone con esperienza di disagio psichico. In Italia solo 4 Case di comunità su 10 offrono un supporto dedicato.
La notizia proviene al momento da un’unica origine (ANSA, che cita dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità); nessuna conferma indipendente disponibile. È una storia che il mattino non aveva raccontato.
Per il 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha scelto il tema “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento” per la Giornata mondiale della salute mentale, che cade il 10 ottobre. Il tema punta sul coinvolgimento diretto delle persone che vivono il disagio psichico nella definizione delle politiche sanitarie, piuttosto che limitarsi a trattarle come destinatarie passive dei servizi.
In Italia, secondo i dati diffusi per la giornata, circa 8 milioni di persone soffrono di disturbi che vanno dall’ansia a condizioni più gravi. A livello globale, l’Oms segnala che appena un Paese su undici ha completato il passaggio dall’assistenza psichiatrica istituzionale a modelli basati sulla comunità, mentre più della metà dei Paesi, il 53%, si trova ancora nelle fasi iniziali di questo percorso di transizione. In Italia, solo 4 Case di comunità su 10 offrono un supporto dedicato alla salute mentale, un dato che fotografa la distanza tra il modello indicato dall’Oms e la rete territoriale esistente nel Paese.
Il quadro descritto riguarda politiche sanitarie e dati epidemiologici, non condizioni di salute di persone identificabili: i numeri diffusi per la giornata si riferiscono a stime di popolazione e alla capacità del sistema di offrire assistenza, non a casi singoli. Resta da capire come le singole Regioni intendano colmare il divario tra le Case di comunità già attive e quelle ancora prive di un servizio dedicato alla salute mentale, un tema che la stessa Oms indica come prioritario per i prossimi anni di programmazione sanitaria.
La distanza tra il modello comunitario indicato dall’Oms e l’attuale copertura delle Case di comunità italiane resta, al momento, l’indicatore più concreto diffuso per la giornata.
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