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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura mercoledì 14 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Arabia Saudita e Ucraina, due fronti si aggravano nella notte

Gli Houthi colpiscono impianti Aramco e Trump valuta l'intervento statunitense, mentre a Kiev la procura aggiorna il bilancio di un nuovo attacco russo: due dei tre fronti citati stamattina hanno sviluppi concreti nel pomeriggio.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Durga mani Iyer su Pexels

Nelle ultime ore due dei tre fronti di guerra citati questa mattina hanno avuto sviluppi concreti. Su Gaza non risultano, nel pomeriggio, novità rispetto a quanto già pubblicato; su Yemen e Ucraina sì, e vanno in direzioni diverse ma convergenti: l’allargamento degli obiettivi colpiti da un lato, il rischio di un coinvolgimento militare più ampio dall’altro.

In Arabia Saudita, il movimento Houthi ha colpito il 13 ottobre impianti della compagnia petrolifera Saudi Aramco, poco dopo che la coalizione a guida saudita aveva bombardato un sito petrolifero nei pressi di Sanaa, la capitale sotto controllo Houthi. È un bersaglio diverso rispetto agli aeroporti civili presi di mira nei giorni precedenti: non più solo gli scali passeggeri ma l’infrastruttura energetica del regno saudita. Il nuovo attacco arriva al termine di una settimana di scontri aerei concentrati principalmente sugli scali civili, segno di un possibile allargamento degli obiettivi colpiti dal movimento yemenita. Dal 6 al 12 ottobre gli Houthi avevano già lanciato una serie di attacchi missilistici e con droni contro tre aeroporti sauditi, uccidendo almeno 20 persone e ferendone oltre 370, secondo l’autorità saudita per l’aviazione civile.

La novità di queste ore riguarda la reazione statunitense. Il presidente Donald Trump ha definito «terribile» (trad. dall’inglese) l’attacco contro gli impianti Aramco e ha detto di stare valutando se gli Stati Uniti debbano unirsi all’offensiva saudita contro gli Houthi. Si tratta, per ora, di una valutazione: non è stata annunciata alcuna decisione operativa, ma l’ipotesi stessa di un intervento diretto americano amplierebbe la portata di un conflitto che finora ha coinvolto sauditi e Houthi su due fronti distinti, quello aereo e quello energetico.

Sul fronte ucraino, la procura di Kiev ha reso noto il 14 ottobre un bilancio aggiornato: quattro morti e 27 feriti, tra cui una bambina di 7 anni, a seguito dell’attacco russo della notte precedente. Un missile ha colpito un palazzo di nove piani nel distretto Desnianskyi della capitale, danneggiando gli appartamenti dal primo all’ottavo piano. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha collegato l’attacco a un obiettivo energetico, la centrale TETs-4, descritta da un’emittente ucraina come uno dei principali impianti della città; nella capitale sono stati segnalati blackout di emergenza in cinque distretti, incluso parte del distretto Holosiivskyi.

Secondo quanto dichiarato da Zelensky, l’offensiva russa ha coinvolto oltre 120 droni e 39 missili balistici contro Kiev e Kharkiv, lasciando più di 600.000 persone senza elettricità. Il presidente ucraino ha definito gli attacchi notturni un atto di «ostentato disprezzo» (trad. dall’inglese) per gli sforzi di pace promossi dagli Stati Uniti.

I due episodi riguardano teatri di guerra separati, senza alcun nesso dichiarato fra loro. Restano, nello stesso pomeriggio, due conferme: in Arabia Saudita il bersaglio si è spostato dagli aeroporti alle infrastrutture petrolifere con sul tavolo l’ipotesi di un intervento statunitense diretto; in Ucraina il bilancio delle vittime è stato aggiornato nel corso della giornata, mentre centinaia di migliaia di persone restano senza energia elettrica a Kiev.

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