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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Ordine di grandezza venerdì 16 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

La domanda mondiale di petrolio cala di 2,6 milioni di barili al giorno nel 2026

Il rapporto mensile dell'Agenzia internazionale dell'energia registra un calo della domanda globale legato alla guerra in Iran, mentre l'offerta del Golfo torna a crescere ma resta fragile per i nuovi attacchi nella regione.

La domanda mondiale di petrolio è prevista in calo di 2,5 milioni di barili al giorno su base annua nel quarto trimestre 2026, e di 2,6 milioni di barili al giorno in media sull’intero 2026, secondo l’Oil Market Report di ottobre pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia. Il rapporto, aggiornato a ottobre 2026, misura un fenomeno che si muove su scala di milioni di barili al giorno, l’unità standard con cui l’agenzia segue da anni l’andamento dei mercati petroliferi globali.

Sul lato dell’offerta, il rapporto registra un aumento di 2,5 milioni di barili al giorno su base mensile, con il totale mondiale che raggiunge 102,3 milioni di barili al giorno a settembre, trainato dai produttori del Golfo. Si tratta di una ripresa che riporta l’offerta sopra i livelli recenti, ma che l’agenzia stessa definisce fragile.

«I rinnovati attacchi nel Golfo lasciano fragile la ripresa» (trad. dall’inglese) — Agenzia internazionale dell’energia

Sul fronte dei prodotti raffinati, il rapporto segnala che i prezzi del diesel sono scesi rispetto ai record di settembre, quando avevano superato i 200 dollari al barile, ma restano secondo l’agenzia quasi il doppio del prezzo del greggio e dei livelli precedenti alla crisi, come riporta anche Eastern Herald riprendendo gli stessi dati.

Il limite che l’agenzia stessa dichiara riguarda proprio la fragilità della ripresa dal lato dell’offerta: l’aumento di settembre non viene presentato come un dato consolidato, ma come un recupero che i nuovi attacchi nel Golfo possono interrompere in qualsiasi momento, senza che il rapporto quantifichi un margine di errore specifico sulle proprie proiezioni di calo della domanda per l’intero 2026. Resta dunque aperta la distanza tra un dato di domanda in calo e un’offerta in ripresa ma esposta a nuovi shock geopolitici.

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