Tre scavi riscrivono l'archeologia italiana: Akragas, Pompei, Aquinum
Nella stessa settimana arrivano scoperte da tre siti diversi: un quartiere dell'antica Akragas distrutto nel 406 a.C., una villa pompeiana più estesa del previsto e un altare votivo romano ad Aquinum.
Nel pianoro delle case Montana, all’interno del Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, la terza campagna di scavi dell’Università degli Studi di Milano ha riportato alla luce muri monumentali ed edifici distrutti nel 406 a.C. durante l’assedio cartaginese dell’antica Akragas. Gli archeologi hanno individuato anche antichi canali idraulici e ricostruito la storia di un ipogeo del sito (AgrigentoNotizie).
La campagna, diretta dalla professoressa Claudia Lambrugo e dall’archeologa del Parco Maria Concetta Parello, si concluderà il 24 ottobre. Le attività rientrano in un progetto di ricerca quinquennale avviato con un accordo sottoscritto nel 2024 tra il Parco, l’Università e il Fondo Ambiente Italiano.
A Pompei, nuove indagini geofisiche non invasive hanno rivelato che i resti della cosiddetta villa “di Cicerone” — scavata nel Settecento e poi reinterrata — sono più estesi di quanto ipotizzato finora. Dagli ambienti della villa provengono affreschi e mosaici tra i più celebri conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, anche se l’attribuzione dell’edificio al celebre oratore romano non è certa (Parco Archeologico di Pompei).
Il metodo non invasivo utilizzato a Pompei — basato su rilievi geofisici che non richiedono scavo — permette di stimare l’estensione di strutture ancora sepolte senza intervenire fisicamente sul terreno, una tecnica che si sta diffondendo nei grandi siti archeologici italiani.
Ad Aquinum, nel Lazio, la diciottesima campagna di scavo dell’Università del Salento ha portato alla luce un cippo decorato e un altare votivo in marmo. Un nuovo frammento dell’altare ha permesso di ricomporre parte di un’iscrizione prima conosciuta solo in modo incompleto, rivelando le divinità a cui era dedicato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia (SiViaggia).
Le tre scoperte, pur riguardando epoche e contesti diversi — una città greco-sicula distrutta in guerra, una villa di età romana imperiale, un santuario di una colonia romana — condividono lo stesso momento di pubblicazione e lo stesso approccio: campagne di scavo pluriennali condotte da università italiane in collaborazione con gli enti di tutela dei rispettivi territori.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore