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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura martedì 27 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Israele al voto per la Knesset, Likud e Yashar testa a testa

Prima elezione dall'attacco del 7 ottobre 2023: oltre sette milioni di israeliani alle urne, con i sondaggi che danno il nuovo partito dell'ex capo di Stato maggiore Eisenkot leggermente davanti al Likud di Netanyahu.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Marina Leonova su Pexels

Alle 7 di questa mattina, ora locale, sono aperti in Israele i seggi per il rinnovo della ventiseiesima Knesset. È la prima volta che il Paese torna alle urne dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, una circostanza che da sola basta a definire il peso politico di questa consultazione.

Secondo i dati riportati dall’agenzia ANSA, sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati a votare, con i seggi che resteranno aperti fino alle 22 locali. Tre fonti indipendenti — ANSA, la redazione di TgCom24 e il portale ufficiale della Commissione elettorale centrale israeliana, The State of Israel — convergono sugli stessi dati di affluenza attesa e sulle stesse modalità di voto, offrendo un quadro coerente della giornata elettorale.

La campagna che si chiude oggi è stata segnata da una competizione che i sondaggi descrivono come apertissima tra due blocchi. Il partito Yashar, fondato attorno alla figura dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, viene accreditato dalle rilevazioni demoscopiche di 22-23 seggi, davanti al Likud guidato da Benjamin Netanyahu, dato tra 19 e 21. Un distacco contenuto, che colloca il risultato entro il margine tipico di questo genere di proiezioni e che lascia aperti più scenari sulla composizione finale dell’assemblea.

Quello che rende questa tornata diversa dalle precedenti non è soltanto l’incertezza del risultato indicata dai sondaggi, ma il contesto in cui arriva: tre anni in cui il tema della sicurezza nazionale ha occupato in modo pressoché costante il dibattito pubblico israeliano. L’affermazione proiettata per Yashar, un movimento costruito attorno a un ex vertice militare e non a un partito tradizionale, viene letta come il segnale di un elettorato che sta ridistribuendo la fiducia all’interno dello stesso campo politico, piuttosto che spostandola verso il campo opposto.

Sul piano procedurale, la Commissione elettorale centrale ha reso noto che pubblicherà i risultati ufficiali entro otto giorni dal voto, fissando la scadenza al 4 novembre. È un intervallo che riflette le verifiche previste dal sistema elettorale israeliano — compreso lo scrutinio dei voti dei militari e dei cittadini all’estero, storicamente più lento — e che lascia aperta per diverse settimane la partita delle trattative per la formazione del governo, una volta chiuse le urne e certificato lo scrutinio definitivo.

Il voto di oggi si misura dunque su due piani che resteranno distinti fino alla pubblicazione dei dati definitivi: quello immediato dell’affluenza e delle proiezioni della serata, e quello più lento della certificazione ufficiale, che arriverà solo l’8 giorno successivo al voto. Fino ad allora, i numeri che circoleranno saranno proiezioni basate su exit poll e non il risultato consolidato che la Commissione elettorale è tenuta a pubblicare entro la scadenza indicata.

Resta un dato di fatto verificabile da subito: con un distacco di pochi seggi tra i due schieramenti secondo le ultime rilevazioni, la soglia di 22-23 seggi per Yashar contro i 19-21 del Likud non garantisce automaticamente una maggioranza a nessuno dei due senza il contributo delle liste minori, il cui peso sarà chiaro solo con lo spoglio.

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