Tregua a Oleshky, missile su un ponte di Kiev: la guerra corre su due binari
Mentre un cessate il fuoco umanitario entra in vigore nel sud dell'Ucraina, un attacco russo colpisce un ponte della capitale. Zelensky annuncia per novembre un incontro trilaterale con Stati Uniti e Russia.
Nelle ultime ore la guerra in Ucraina si è mossa contemporaneamente su due binari che non si intersecano. Da un lato un’interruzione del fuoco concordata per motivi umanitari in un angolo preciso del fronte meridionale, dall’altro un attacco missilistico sulla capitale. Tenerli separati, senza farli compensare a vicenda nello stesso bilancio, è l’unico modo per raccontarli senza distorcerli.
Le forze armate russe hanno interrotto il fuoco nel settore di Kherson dalle quattro del mattino, ora di Mosca, per consentire lo svolgimento di un’operazione umanitaria nella città di Oleshky, che si trova sotto il controllo russo. È lo sviluppo concreto di quanto ieri era soltanto annunciato: il cessate il fuoco localizzato, circoscritto a quest’area e a questo scopo dichiarato, risulta ora effettivamente in vigore. Non si tratta di una tregua generale del conflitto, ma di una finestra aperta per un’evacuazione e per l’ingresso di aiuti in un perimetro definito.
Nello stesso arco di tempo, un attacco missilistico russo ha colpito il ponte Pivdennyi a Kiev. Il bilancio riportato è di un morto e quattordici feriti. L’episodio chiarisce da solo i confini della tregua di Oleshky: vale per il perimetro per cui è stata concordata, non al di fuori di esso. La capitale ucraina resta sotto attacco nello stesso giorno in cui, centinaia di chilometri più a sud, un’operazione umanitaria viene condotta a fuoco fermo.
Sul piano diplomatico, il presidente ucraino Zelensky ha reso noto che a novembre si terrà un incontro trilaterale con Stati Uniti e Russia, nel tentativo di sbloccare negoziati che fino a questo momento non avevano una scadenza indicata. È la prima data concreta messa sul calendario per la ripresa del dialogo a tre. Nello stesso giorno, i presidenti di Finlandia e Norvegia hanno avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Putin sulla guerra e sugli sforzi diplomatici in corso: un segno che il canale nordico resta attivo in parallelo a quello statunitense, e che più soggetti stanno lavorando sugli stessi binari nello stesso momento.
La ricostruzione di questa giornata si appoggia su due origini indipendenti che raccontano aspetti diversi degli stessi eventi: da una parte il ministero della Difesa russo e le forze armate ucraine, che hanno confermato rispettivamente la tregua a Oleshky e l’attacco al ponte di Kiev; dall’altra il Cremlino e gli uffici presidenziali di Finlandia e Norvegia, che hanno reso nota la telefonata con Putin. Non sono fonti che si confermano a vicenda sugli stessi fatti, ma fonti che coprono porzioni diverse della stessa giornata di guerra: per questo vanno lette l’una accanto all’altra, non l’una a verifica dell’altra.
Il quadro che emerge somma tre elementi distinti e autonomi: un’operazione umanitaria in corso nel sud del Paese, un attacco sulla capitale con vittime civili e militari non specificate per categoria, e un calendario diplomatico che per la prima volta indica novembre come mese di un possibile incontro a tre. Nessuno dei tre elementi cancella gli altri due, e nessuno dei tre permette di prevedere l’esito degli altri. L’incontro trilaterale annunciato da Zelensky resta, al momento, l’unico appuntamento diplomatico con una data di riferimento sul calendario della guerra.
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