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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Cultura · Analisi mercoledì 28 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

All'Ara Pacis i volti del Fayum arrivano per la prima volta dall'Egitto

Il museo romano espone oltre 110 opere sul volto umano nel Mediterraneo antico: per la prima volta l'Egitto presta quasi tutte le tavole delle proprie collezioni nazionali, incluso il Tondo dei Due Fratelli del Cairo.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Muhammed Fatih Beki su Pexels

Il Museo dell’Ara Pacis a Roma espone oltre 110 opere dedicate al tema del volto umano nel Mediterraneo antico: tavole, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche compongono un percorso che attraversa culture e tecniche diverse attorno a un unico filo conduttore, la rappresentazione del viso umano nei secoli dell’antichità mediterranea.

Il cuore della mostra è costituito da quasi 50 ritratti del Fayum, le tavole lignee dipinte a tempera o encausto che prendono il nome dalla regione egiziana dove sono state ritrovate in maggior numero. Si tratta di opere rare: nel mondo se ne conservano poco meno di mille esemplari, il che rende la concentrazione di quasi cinquanta pezzi in un’unica esposizione un evento di per sé significativo per chi studia questa particolare tradizione pittorica antica.

A rendere l’esposizione inedita è però soprattutto la provenienza dei prestiti. Per la prima volta l’Egitto concede la quasi totalità delle tavole custodite nelle proprie collezioni nazionali, opere che non erano mai uscite prima dal Paese. Tra i pezzi arrivati a Roma figura il Tondo dei Due Fratelli, proveniente dall’Egyptian Museum del Cairo, una delle istituzioni museali più importanti al mondo per l’arte egizia antica.

Il prestito di queste tavole, mai concesso in precedenza, segna quindi un precedente nei rapporti tra le istituzioni museali italiane e quelle egiziane sul fronte dei beni archeologici. La mostra all’Ara Pacis diventa così l’occasione per vedere riunite, fuori dal loro contesto abituale di conservazione, opere che normalmente restano separate tra le collezioni del Cairo e quelle sparse nei musei del resto del mondo.

Il percorso espositivo, affiancando i ritratti del Fayum a sudari, maschere funerarie e oreficerie di diversa provenienza geografica, permette inoltre di confrontare tecniche e stili lontani tra loro ma accomunati dallo stesso scopo: fissare per sempre il volto di chi non c’è più, in un dialogo tra Egitto, Grecia e Roma che attraversa secoli di storia mediterranea.

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