Scoperto un candidato pianeta nano oltre l'orbita di Plutone
Il telescopio Vera Rubin individua 2026 ED138, un corpo celeste con un diametro stimato fino a 1500 chilometri, a quasi sette miliardi di chilometri dal Sole.
L’osservatorio Vera C. Rubin, in Cile, ha scoperto un candidato pianeta nano oltre l’orbita di Plutone, denominato 2026 ED138. Il corpo celeste potrebbe avere un diametro fino a 1.500 chilometri ed è stato individuato a circa 6,9 miliardi di chilometri dal Sole, una distanza che lo colloca nelle regioni più periferiche e meno esplorate del Sistema solare.
La scoperta arriva nell’ambito della campagna di osservazione Legacy Survey of Space and Time, iniziata il 30 giugno, che aveva già portato all’identificazione di oltre 11.000 nuovi asteroidi, tra cui circa 380 oggetti transnettuniani: corpi che orbitano oltre Nettuno, nella stessa regione periferica del Sistema solare in cui si colloca anche il nuovo candidato pianeta nano.
Il numero di oggetti transnettuniani già individuati dalla campagna — circa 380 su oltre 11.000 asteroidi complessivi — dà la misura della capacità del telescopio di scandagliare le regioni più lontane del Sistema solare, dove la luce riflessa dai corpi celesti è estremamente debole e la loro individuazione richiede osservazioni ripetute nel tempo. Il Rubin Observatory, entrato in piena attività operativa nel corso dell’anno, è stato progettato proprio per condurre rilevamenti sistematici e ripetuti dell’intero cielo visibile dall’emisfero australe, una strategia che aumenta le probabilità di individuare corpi deboli e lontani come 2026 ED138 rispetto alle osservazioni puntuali condotte da telescopi precedenti.
La conferma dello status di 2026 ED138 come pianeta nano richiederà ulteriori osservazioni per determinarne con precisione forma, composizione e orbita completa: al momento la stima del diametro, fino a 1.500 chilometri, resta un valore possibile e non definitivo. Solo il proseguimento della campagna LSST, che continuerà a tracciare la posizione del corpo celeste nelle prossime settimane, permetterà di restringere l’intervallo di incertezza sulle sue dimensioni effettive e sulla traiettoria orbitale.
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