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Polonia, scontro istituzionale: Nawrocki sfida la polizia davanti al Tribunale costituzionale

Il presidente interrompe un viaggio in Senegal e si reca di notte alla sede della Corte dopo la sospensione dei suoi vertici decisa dal governo Tusk; la Commissione europea richiama alla competenza del Parlamento polacco.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Siarhei Dalivelia su Pexels

Nella notte fra il 30 e il 31 ottobre il presidente polacco Karol Nawrocki ha interrotto un viaggio in Senegal per rientrare in patria e recarsi direttamente alla sede del Tribunale costituzionale, presidiata dalla polizia. Il gesto è arrivato dopo l’annuncio, il 30 ottobre, della sospensione per un mese del presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski, e del vicepresidente, Bartłomiej Sochański, decisa dal governo guidato da Donald Tusk.

La vicenda ha trasformato un contenzioso istituzionale in un confronto diretto fra i vertici dello Stato. Nawrocki si è presentato davanti all’edificio presidiato dagli agenti, mentre il governo Tusk ha difeso la misura come necessaria. Il primo ministro ha respinto ogni accusa di forzatura istituzionale con parole nette: «Nessun compromesso con l’illegalità», ha dichiarato Tusk.

Sul piano europeo, la Commissione ha preso posizione sul nodo giuridico al centro dello scontro: secondo Bruxelles, la nomina di nuovi giudici del Tribunale rientra nella competenza costituzionale del Sejm, il Parlamento polacco. La dichiarazione arriva mentre la crisi attorno alla Corte è ormai aperta da giorni e vede opporsi i due principali centri di potere dello Stato polacco, il governo e la presidenza.

La tensione si è riversata anche in piazza. Durante la prima notte di proteste attorno alla sede del Tribunale, la polizia ha fermato tre manifestanti. Il numero contenuto dei fermi contrasta con la portata simbolica dell’episodio: un presidente della Repubblica che si reca di persona, di notte, a sfidare lo schieramento delle forze dell’ordine davanti a un’istituzione giudiziaria.

Lo scontro ha richiamato anche reazioni dall’esterno dei confini polacchi. L’esponente politico russo Dmitrij Medvedev ha commentato la vicenda definendola un «colpo di Stato» in atto, una lettura che va collocata nel contesto di un commento politico esterno e non in quello di una valutazione giuridica delle istituzioni polacche o europee coinvolte.

«Nessun compromesso con l’illegalità» — Donald Tusk, primo ministro polacco

Il nodo della contesa resta la sospensione dei due vertici del Tribunale costituzionale, provvedimento che il governo considera legittimo e che la presidenza contesta nei fatti, presidiando fisicamente la sede dell’istituzione. La posizione della Commissione europea, che individua nel Sejm la sede costituzionale per la nomina dei giudici, sposta la partita sul piano parlamentare, dove si gioca ora il seguito della vicenda.

Resta aperta la domanda su quanto a lungo la polizia continuerà a presidiare l’edificio del Tribunale e su quali saranno i prossimi passi del governo Tusk rispetto alla sospensione dei due magistrati, al centro di uno scontro che ha coinvolto in poche ore il premier, il presidente e la Commissione europea.

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