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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Cultura · Analisi martedì 3 novembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

A Manduria riemerge la tomba di una sacerdotessa messapica

A Manduria riemerge la tomba di una sacerdotessa messapica

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Boris Hamer su Pexels

Nella necropoli messapica di Manduria, in provincia di Taranto, gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Brindisi, Lecce e Taranto hanno portato alla luce la Tomba 17, una sepoltura monumentale datata al IV-III secolo a.C. La scoperta si inserisce in una campagna che, nel complesso, ha restituito finora 24 sepolture nell’area del Parco archeologico delle Mura Messapiche.

L’elemento che distingue questa tomba dalle altre è la presenza di due iscrizioni. Sulla lastra di copertura corre un testo monumentale in lingua messapica lungo circa un metro e ottanta, distribuito su tre blocchi di pietra. All’interno della sepoltura si trova una seconda iscrizione, questa volta dipinta in rosso e azzurro, accompagnata da decorazioni che raffigurano una chiave di santuario e un incensiere: elementi iconografici che, insieme al testo scritto, orientano l’interpretazione verso la sepoltura di una figura legata a un ruolo religioso di rilievo.

La doppia iscrizione — una incisa sulla copertura, una dipinta all’interno — rappresenta un caso non comune nel panorama delle necropoli messapiche note finora, e per questo la Tomba 17 si distingue dalle altre 23 sepolture individuate nello stesso contesto. Gli oggetti simbolici ritrovati accanto al testo dipinto rafforzano l’ipotesi di una defunta con funzioni di officiante in un santuario, legato presumibilmente al culto di una divinità femminile.

Il contesto di ritrovamento, tuttavia, non è intatto. La Soprintendenza segnala che la tomba ha subito manomissioni da parte di scavatori clandestini, che hanno compromesso parte della documentazione originaria del sito prima dell’intervento archeologico ufficiale. È un dato che ridimensiona, senza annullarlo, il valore informativo della scoperta: parte del contesto materiale che avrebbe potuto accompagnare i resti e gli oggetti rituali risulta oggi irrimediabilmente alterato.

Resta comunque un ritrovamento che arricchisce il quadro delle necropoli messapiche pugliesi con un caso raro di doppia iscrizione funeraria, in un’area che la Soprintendenza continua a scavare sistematicamente, portando finora a 24 il numero complessivo delle sepolture documentate nel sito di Manduria.

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