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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Economia e Mercati · Analisi venerdì 6 novembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Dopo Wall Street, le Borse europee aprono in rosso

La seduta negativa di Wall Street di giovedì si propaga all'Europa e all'Asia venerdì mattina: Francoforte la peggiore, mentre il gas scende sotto i 90 euro.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

Dopo il tracollo di Tokyo raccontato questa mattina, venerdì tocca alle Borse europee aprire in calo, trascinate dalla seduta negativa di Wall Street del 5 novembre. A New York il Nasdaq ha perso il 5,5%, l’S&P 500 il 4,4% e il Dow il 3,4%, con le vendite concentrate sui titoli di semiconduttori, intelligenza artificiale e data center — lo stesso comparto che aveva già mostrato segni di nervosismo nei giorni scorsi.

In Europa la piazza peggiore è Francoforte, che cede il 2,2%. Segue Londra, in calo di due punti percentuali, mentre Parigi e Amsterdam limitano le perdite rispettivamente all’1,6% e all’1,2%. Il quadro asiatico non è migliore: i mercati azionari dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso tutti in calo, sulla scia dello scivolone di Wall Street e dei timori legati ai risultati delle elezioni di midterm statunitensi, che secondo gli analisti potrebbero rallentare gli investimenti nei data center dedicati all’intelligenza artificiale.

È un timore che lega direttamente il risultato elettorale raccontato questa mattina ai movimenti dei mercati di oggi: non un semplice contraccolpo tecnico sui titoli tecnologici, ma una lettura che intreccia Washington e Wall Street nello stesso ragionamento sugli investimenti futuri in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Sul fronte dell’energia il quadro è diverso. Il gas naturale europeo conferma la sua discesa e cede il 3%, scendendo a 88 euro al megawattora. Il petrolio invece si muove in modo più calmo, intorno ai 90 dollari al barile, senza mostrare gli scossoni che stanno colpendo i listini azionari.

Il contrasto tra i due mercati — materie prime energetiche relativamente stabili e titoli tecnologici in forte ribasso — conferma che la correzione in corso resta concentrata su un comparto specifico, quello legato all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori, piuttosto che su un deterioramento generalizzato del quadro macroeconomico globale. Resta da vedere, nelle prossime sedute, se la pressione sui titoli tecnologici si allargherà ad altri settori o resterà isolata.

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