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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Europa · Analisi sabato 7 novembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Seconda ondata di allarmi bomba su voli e redazioni europee

Una campagna di minacce coordinate ha colpito il 6 novembre decine di voli e sedi di media in Irlanda e Regno Unito. Le verifiche non hanno trovato esplosivi, ma le autorità non sanno ancora chi ci sia dietro.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Ian Porce su Pexels

Il 6 novembre l’Europa ha vissuto una seconda giornata consecutiva di falsi allarmi bomba, dopo quella del giorno precedente che aveva già coinvolto almeno 25 voli. Secondo RaiNews, nelle 24 ore precedenti al 6 novembre almeno 30 minacce hanno riguardato altrettanti voli nei cieli del continente, con ripercussioni concrete sulla rete aerea.

Un volo Wizz Air partito da Praga e diretto a Roma è stato dirottato verso Venezia. Un aereo Ryanair decollato da Fiumicino è atterrato a Lisbona dopo un allarme. Il caso più rilevante riguarda l’Aer Lingus EI402, partito da Dublino con destinazione Roma: secondo quanto riporta RTÉ, il volo è stato dirottato alla base aerea di Évreux, in Francia.

Parallelamente, la minaccia si è spostata dai cieli alle redazioni. RTÉ riferisce che alle 8:33 del 6 novembre una mail con oggetto “MESSAGE TO THE WEST” è stata inviata a indirizzi pubblici di diverse organizzazioni dei media in Irlanda e nel Regno Unito. Entro un’ora, il personale di alcune redazioni irlandesi è stato evacuato e le programmazioni radiotelevisive interrotte: tra le sedi coinvolte, quelle del gruppo radiotelevisivo pubblico Rte e del quotidiano Irish Independent a Dublino.

Le autorità irlandesi, citate da RTÉ, ammettono di non sapere ancora chi sia responsabile degli episodi, né se si tratti di azioni isolate o di una campagna centralizzata. L’elemento che accomuna i casi — una mail identica inviata simultaneamente a più testate in due Paesi diversi — suggerisce un coordinamento, ma non esiste al momento una rivendicazione né un’attribuzione confermata.

Sul piano istituzionale, la Commissione europea ha chiarito che le indagini su questo tipo di minacce non rientrano nelle proprie competenze dirette, restando di competenza dei singoli Stati membri. Bruxelles mantiene però un meccanismo di condivisione delle informazioni tra i Paesi colpiti, utile a verificare se gli episodi siano collegati tra loro o rappresentino iniziative scollegate.

Il fenomeno pone un problema di scala prima ancora che di sicurezza: decine di voli deviati o fatti atterrare in aeroporti diversi da quello previsto, insieme a evacuazioni di sedi giornalistiche in più Paesi nello stesso giorno, comportano costi operativi e logistici significativi anche quando — come riportato dalle fonti citate — le verifiche non individuano alcun ordigno reale. La ripetizione delle minacce su due giornate consecutive, in assenza di una matrice identificata, lascia alle autorità nazionali il compito di stabilire se si tratti di episodi isolati di disturbo o di una strategia più ampia contro infrastrutture di trasporto e informazione.

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