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Cultura giovedì 17 settembre 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Un volume raccoglie i risultati degli scavi nella Basilica del Santo Sepolcro

Presentato alla Sapienza il primo di una serie di libri dedicati alle indagini archeologiche condotte nel luogo che la tradizione cristiana indica come sepolcro di Gesù a Gerusalemme.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Yasir Gürbüz su Pexels

Giovedì 17 settembre l’Università Sapienza di Roma ha ospitato la presentazione di “Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem”, il primo volume di una collana che raccoglierà i risultati delle campagne di scavo condotte all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, uno dei luoghi più contesi e studiati dell’archeologia cristiana.

Il libro riunisce i contributi di oltre quaranta studiosi provenienti da discipline diverse — archeologia, storia dell’arte, epigrafia — e affronta una delle fasi emerse durante lo scavo. Trattandosi del primo di una serie, l’impianto editoriale lascia presumere che le fasi successive individuate nel sito troveranno spazio in volumi ulteriori, pensati per restituire per intero la stratificazione dell’edificio, che nei secoli ha sovrapposto interventi bizantini, crociati e ottomani sopra i resti più antichi.

Le attività sul campo si sono concluse nell’ottobre del 2025, ma il lavoro della squadra internazionale non si è fermato: prosegue ora lo studio dei materiali recuperati e la ricerca d’archivio, necessaria per collocare ogni ritrovamento nel contesto storico corretto. È una fase meno visibile ma non meno lunga di quella dello scavo vero e proprio, e spiega perché la pubblicazione dei risultati avvenga a distanza di mesi dalla chiusura del cantiere, e perché sia strutturata come una collana pluriennale piuttosto che come un rapporto unico.

La Basilica del Santo Sepolcro è un edificio dalla gestione condivisa fra diverse comunità cristiane, una condizione che nei decenni ha reso complesso anche il solo accesso per interventi di manutenzione e restauro. Gli scavi recenti si inseriscono in questo quadro delicato, dove ogni intervento archeologico deve fare i conti non solo con la fragilità materiale della struttura ma anche con il suo valore simbolico per milioni di fedeli nel mondo.

La notizia proviene al momento da un’unica origine (Vatican News, che riferisce della presentazione universitaria alla Sapienza); nessuna conferma indipendente è al momento disponibile. Il valore informativo della presentazione resta comunque legato al fatto concreto: l’uscita di un volume accademico che rende pubblici, per la prima volta in forma organica, dati raccolti in anni di lavoro sul campo in uno dei siti più studiati e visitati della cristianità.

Resta ora il lavoro di analisi dei materiali negli archivi e nei laboratori coinvolti nel progetto, la fase da cui dipenderà la pubblicazione dei volumi successivi della collana.

L'UNESCO iscrive 25 nuovi siti nel Patrimonio Mondiale, dalla Normandia alla Cina

Il Comitato del Patrimonio Mondiale ha ampliato la lista con 19 siti culturali, cinque naturali e uno misto: tra le new entry le spiagge dello sbarco alleato, il Monte Olimpo e il complesso industriale della porcellana di Jingdezhen.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di yu zhou su Pexels

Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ha aggiunto 25 nuovi siti alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2026: 19 culturali, cinque naturali e uno misto. La composizione della nuova lista copre continenti diversi, dall’Europa all’Asia, con un profilo che spazia dai luoghi della memoria bellica alle tradizioni manifatturiere secolari.

Tra le iscrizioni più note figurano le spiagge dello sbarco in Normandia, il Monte Olimpo in Grecia e il villaggio tunisino di Sidi Bou Saïd. Le Comore hanno ottenuto la loro prima iscrizione in assoluto, con le Medine dei Sultanati Storici del paese: un ingresso che allarga la rappresentanza geografica dell’organizzazione verso una regione finora priva di siti riconosciuti.

In Cina è stato iscritto il sito industriale di Jingdezhen, legato alla produzione secolare di porcellana: il complesso comprende 45 località distinte, tra botteghe, cave e quartieri tradizionali dedicati alla lavorazione. In Giappone è entrata nella lista l’area archeologica di Asuka-Fujiwara, che include le rovine di palazzi e templi buddisti e la prima capitale giapponese costruita secondo una pianta a griglia. Si tratta di due iscrizioni che documentano tradizioni produttive e amministrative di lunghissimo periodo, in contesti geografici e culturali distanti tra loro.

La distribuzione geografica delle nuove iscrizioni — dall’Europa occidentale al Nord Africa, dall’Africa orientale insulare all’Asia orientale — riflette un criterio dichiarato di equilibrio tra le regioni del mondo rappresentate nella Lista. Il Comitato non ha reso nota, negli estratti disponibili, la sede né la data esatta della sessione in cui le iscrizioni sono state formalizzate.

Con l’aggiunta dei 25 siti, il 2026 si conferma un anno di espansione significativa della Lista, con la prima iscrizione assoluta per le Comore a segnare l’ampliamento della copertura geografica dell’UNESCO verso paesi finora assenti dal Patrimonio Mondiale. Il numero complessivo dei siti iscritti nella Lista sale così di 25 unità rispetto all’anno precedente.

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