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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica giovedì 17 settembre 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Un drone colpisce la raffineria di Jaroslavl, in Russia benzina introvabile in una stazione su due

Nella notte fra il 16 e il 17 settembre un attacco ucraino ha danneggiato un impianto di raffinazione russo, mentre un'analisi indipendente segnala carenze diffuse di carburante nel paese.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Nataliya Vaitkevich su Pexels

Come raccontato stamattina, la tregua energetica proposta da Trump il 14 settembre era già saltata entro quarantotto ore. Nella notte tra il 16 e il 17 settembre 2026 arriva un nuovo sviluppo sullo stesso fronte: secondo il governatore della regione di Jaroslavl, citato da Deutsche Welle in lingua ucraina, un attacco di droni ucraini ha danneggiato una raffineria nel territorio da lui amministrato.

Il governatore Mikhail Evraev ha reso noto che le fiamme sviluppatesi nell’impianto risultavano ormai domate; nella zona circostante sono state segnalate vetrate infrante in alcuni condomini e danni riportati da alcune automobili. La raffineria colpita, la Slavneft-Yanos, ha una capacità indicata di circa 15 milioni di tonnellate di petrolio lavorato l’anno.

A completare il quadro arriva oggi un’analisi separata di Novaya Gazeta Europa, basata sui dati del servizio gdebenzin: al 15 settembre, la benzina di tipo AI-92 non era disponibile nel 45% delle stazioni di servizio russe monitorate, e l’AI-95 nel 53%. La stessa testata conta 23 attacchi ucraini riusciti contro raffinerie russe nel solo mese di agosto 2026.

I due elementi — l’attacco a Jaroslavl e il quadro sulla disponibilità di carburante — provengono da fonti distinte e riguardano piani diversi: il primo è un episodio militare puntuale attribuito alle autorità regionali russe, il secondo è un’analisi di mercato costruita su dati raccolti da un servizio di monitoraggio. Nessuna delle due fonti conferma direttamente l’altra, ma insieme restituiscono la stessa direzione: la campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe, aperta da settimane, continua a incidere sulla disponibilità di carburante all’interno della Russia.

Non è possibile, sulla base di questi estratti, stabilire un nesso diretto e quantificato tra il singolo attacco di Jaroslavl e la percentuale di stazioni senza benzina rilevata dieci giorni prima. Restano quindi due fatti distinti che si leggono nello stesso contesto, non un’unica sequenza causale accertata.

Il Congresso Usa approva nuove sanzioni contro la Russia, dazi fino al 100%

La Camera statunitense ha adottato il pacchetto già approvato dal Senato: colpisce per la prima volta la "flotta fantasma" russa e autorizza dazi fino al 100% sulle importazioni dai maggiori acquirenti di gas e petrolio russi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Arturo A su Pexels

Il 17 settembre 2026 la Camera dei rappresentanti statunitense ha approvato un pacchetto di sanzioni contro la Russia e i suoi alleati legate alla guerra in Ucraina, secondo quanto riferito da Le Monde. Il voto ha registrato 262 favorevoli e 159 contrari. Il progetto era già stato adottato dal Senato con una maggioranza più ampia, 86 voti contro 11.

Il testo, secondo Le Monde, prende di mira per la prima volta la cosiddetta “flotta fantasma” russa, la rete di petroliere utilizzata per aggirare le sanzioni occidentali sul greggio. Il provvedimento autorizza inoltre il presidente statunitense a imporre dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai cinque principali acquirenti di gas e petrolio russi, una misura che sposta il bersaglio dal sistema bancario al canale commerciale degli idrocarburi.

Tagesschau precisa il meccanismo dell’esenzione prevista dal testo: sono esclusi dai dazi i paesi che importano meno del 15% delle esportazioni russe di gas e che adottano misure rilevanti per ridurre ulteriormente tali importazioni. La formulazione lascia margine di interpretazione su quali paesi rientrino effettivamente nella soglia, un dettaglio che il provvedimento dovrà chiarire nella fase applicativa, e che determinerà in pratica quanti dei principali acquirenti resteranno esposti ai nuovi dazi.

Le due fonti disponibili — la testata tedesca e quella francese — riportano il voto come resoconto giornalistico, senza accesso diretto al testo integrale approvato. Non è al momento chiaro quali paesi terzi verranno concretamente colpiti dai nuovi dazi né in quale arco temporale le misure diventeranno operative: il Congresso ha approvato il quadro generale, ma i dettagli applicativi — soglie di importazione, tempistiche, eventuali deroghe caso per caso — restano da definire nelle prossime settimane.

Il provvedimento si aggiunge a un quadro sanzionatorio già esteso, in un momento in cui il Congresso ha scelto di intervenire direttamente sul canale commerciale legato agli idrocarburi russi, storicamente il più difficile da colpire con le sanzioni dirette sul sistema bancario. La doppia approvazione, alla Camera e al Senato, con margini ampi in entrambi i rami, segnala un sostegno bipartisan al provvedimento che va oltre le divisioni politiche più consuete a Washington.

La tregua energetica dura 48 ore: raid russo nella notte, almeno nove morti

Meno di due giorni dopo l'annuncio di Trump su una tregua energetica tra Mosca e Kiev, la Russia ha lanciato fino a 200 droni contro infrastrutture ucraine. Kiev denuncia la violazione dell'intesa.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Explorando la provincia de Cádiz su Pexels

Ne avevamo scritto ieri, 15 settembre: Tregua energetica tra Kiev e Mosca, Zelensky chiede garanzie verificabili. A meno di quarantotto ore da quell’annuncio, la tregua sugli obiettivi energetici proposta da Trump il 14 settembre appare già superata dai fatti.

Nella notte tra il 15 e il 16 settembre la Russia ha lanciato fino a 200 droni contro l’Ucraina. Le difese aeree ucraine ne hanno abbattuti 63; gli attacchi hanno colpito stazioni di servizio a Kyiv e strutture portuali sul Mar Nero. Il bilancio riferito dalle autorità ucraine è di almeno nove morti e decine di feriti nell’arco di 24 ore.

Il ministero della Difesa russo ha fornito una versione diversa degli obiettivi: secondo Mosca, i droni hanno colpito un centro logistico, un traghetto e una nave cargo nel porto di Chornomorsk, oltre a infrastrutture ferroviarie. Kiev, da parte sua, ha denunciato che gli attacchi proseguono nonostante le dichiarazioni sulla possibile tregua diffuse due giorni prima da Washington.

Le due ricostruzioni non coincidono sulla natura degli obiettivi — energetici e portuali per Kiev, logistico-militari per Mosca — ma concordano sul fatto centrale: nella notte scorsa gli attacchi ci sono stati, e su scala ampia. Duecento droni lanciati, sessantatré abbattuti, significano che oltre cento ordigni hanno raggiunto un bersaglio in territorio ucraino nell’arco di poche ore: è su questo dato, più che sulle etichette contrapposte, che la promessa di tregua incontra il suo primo test concreto.

L’annuncio di Trump, formulato appena due giorni fa, non conteneva un calendario né un meccanismo di verifica esplicitato: nessuna delle due parti aveva indicato come sarebbe stato accertato il rispetto dell’intesa, né chi avrebbe dovuto certificarlo. Resta da vedere se le prossime ore porteranno una reazione ufficiale da Washington sulla tenuta dell’iniziativa, o se il raid di questa notte ne segnerà la fine anticipata, senza che sia mai stata formalizzata in termini verificabili.

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  • Gli Houthi rivendicano attacchi contro Aramco e una base saudita

    Il portavoce militare Houthi Yahya Saree ha dichiarato che il gruppo ha colpito una base aerea a Khamis Mushait e installazioni Aramco a Yanbu, in Arabia Saudita. Riad non ha confermato l'attacco. La presidente della Commissione europea von der Leyen ha condannato l'azione, esprimendo solidarietà ai partner del Golfo. La notizia proviene da un'unica origine (agenzia Reuters, portavoce Houthi); nessuna conferma indipendente disponibile. (Boursorama/Reuters)

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    Nella relazione annuale al Congresso sui Paesi di transito e produzione di droghe, il presidente statunitense riconosce la cooperazione del governo messicano ma chiede di "smascherare, arrestare e perseguire" i funzionari pubblici corrotti che assisterebbero i cartelli. Il rapporto identifica 23 Paesi come principali snodi del narcotraffico. La notizia proviene al momento da un'unica origine (La Jornada); nessuna conferma indipendente disponibile. (La Jornada)

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  • Una missione ONU definisce crimini di guerra due attacchi Usa in Iran

    La International Fact-Finding Mission on Iran ha dichiarato di avere fondati motivi per ritenere gli Stati Uniti responsabili di due attacchi militari su una scuola e un impianto sportivo iraniani nel febbraio 2026, qualificandoli come crimini di guerra; i risultati saranno sottoposti al Consiglio dei diritti umani a Ginevra. La notizia proviene al momento da un'unica origine (Just Security, che riprende il rapporto ONU); nessuna conferma indipendente disponibile. (Just Security)

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