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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Salute sabato 7 novembre 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Stati Uniti, superati i 5.100 casi di morbillo dall'inizio del 2026

I Centers for Disease Control and Prevention registrano 5.182 casi confermati di morbillo in 47 giurisdizioni statunitensi, più del doppio rispetto all'intero 2025: la quasi totalità dei casi è legata a focolai attivi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Ayaz khan su Pexels

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno registrato, in un aggiornamento al 5 novembre 2026, 5.182 casi confermati di morbillo negli Stati Uniti dall’inizio dell’anno. I casi sono stati notificati da 47 giurisdizioni, a cui si aggiungono altri 18 casi riguardanti visitatori internazionali presenti nel Paese, secondo i dati pubblicati dallo stesso ente federale.

I CDC contano 43 focolai attivi nel corso del 2026: 4.993 casi, pari al 96% del totale nazionale, risultano collegati a questi focolai, non a contagi isolati. Questa concentrazione indica che la diffusione del virus negli Stati Uniti avviene soprattutto attraverso catene di trasmissione localizzate, più che per casi sporadici slegati tra loro.

Il confronto con l’anno precedente mostra la dimensione del fenomeno: nel 2025 gli Stati Uniti avevano registrato, nell’intero anno, 2.289 casi confermati. Il dato 2026, già superiore di oltre il doppio a dodici mesi fa e con quasi due mesi ancora da contabilizzare, segna il livello più alto registrato dai CDC in anni recenti.

Sul fronte dei decessi, i CDC riportano 4 morti per morbillo nel 2026. Il portale specializzato CIDRAP News, che cita dati dei dipartimenti sanitari statali, segnala inoltre il decesso di un bambino collegato al morbillo a New York il 3 novembre e quello di un neonato in Wisconsin il 6 novembre — episodi riportati senza ulteriori dettagli identificativi.

Si tratta di dati di sorveglianza epidemiologica aggiornati settimanalmente dall’ente federale statunitense, non di uno studio clinico: le cifre descrivono casi notificati e confermati dai sistemi sanitari locali, non stime di popolazione complessiva. La fonte primaria resta il database pubblico dei CDC, con l’integrazione dei dati statali ripresi da CIDRAP News per i due decessi più recenti.

Vaccinazioni infantili: scendono i bambini senza alcuna dose, ma restano 13,5 milioni

Le stime congiunte OMS-UNICEF per il 2025 segnalano un calo dei bambini "zero-dose", ma la metà di loro vive in contesti di conflitto o fragilità, e la copertura contro il morbillo resta sotto la soglia di sicurezza.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Thirdman su Pexels

Le stime congiunte OMS-UNICEF (WUENIC) pubblicate nel 2026 e relative all’anno 2025 mostrano un miglioramento della copertura vaccinale infantile globale, accompagnato però da squilibri persistenti. Secondo i dati, il 90% dei neonati — circa 116 milioni di bambini — ha ricevuto almeno una dose del vaccino DTP (difterite, tetano, pertosse), e l’85% ha completato l’intero ciclo di tre dosi previsto nel primo anno di vita.

Il dato più seguito dagli osservatori è quello dei bambini cosiddetti “zero-dose”, ossia privi di qualsiasi vaccinazione nei primi dodici mesi di vita: nel 2025 sono scesi a circa 13,5 milioni, quasi 750mila in meno rispetto al 2024. Si tratta di un progresso, ma le stesse stime segnalano che oltre la metà di questi bambini vive in contesti fragili, colpiti da conflitti o comunque vulnerabili — aree che nel complesso ospitano circa un terzo della popolazione infantile mondiale. La distanza tra il dato aggregato e la sua distribuzione geografica resta quindi il nodo principale: il miglioramento medio non si traduce automaticamente in un miglioramento ovunque, e le zone già più esposte a rischi sanitari restano quelle con l’accesso più difficile ai programmi vaccinali.

Un secondo elemento riguarda il morbillo. Nel 2025, 57 Paesi hanno segnalato focolai significativi della malattia, per la quale la copertura vaccinale globale resta sotto la soglia del 95% considerata necessaria per l’immunità di gregge. È una misura indicativa della fragilità dei sistemi sanitari: il morbillo, altamente contagioso, tende a comparire proprio dove la copertura scende sotto quella soglia, rendendolo un indicatore precoce di eventuali cali più ampi nella vaccinazione di routine.

Secondo quanto riportato dalle stime, la ripresa dei tassi di vaccinazione globali arriva dopo il calo registrato durante la pandemia di Covid-19, un periodo in cui molti programmi vaccinali di routine avevano subito interruzioni in diversi Paesi. La direttrice generale dell’UNICEF, Catherine Russell, ha attribuito questo recupero al lavoro di governi e operatori sanitari sul terreno.

Va segnalato che la notizia proviene al momento da un’unica origine primaria — le stime congiunte OMS-UNICEF (WUENIC) — riprese da due testate (ANSA e Dazebaonews): non essendoci una fonte indipendente ulteriore che verifichi autonomamente i numeri, non è disponibile una conferma indipendente della metodologia di raccolta dati, che resta quella abituale dei due enti promotori.

Il quadro che emerge resta duplice: da un lato un progresso quantitativo reale, con quasi 750mila bambini in più raggiunti da almeno una vaccinazione rispetto all’anno precedente; dall’altro una concentrazione persistente del problema residuo nelle aree più difficili da raggiungere, dove conflitti e fragilità istituzionale rendono i programmi di immunizzazione più costosi e meno stabili. La soglia di sicurezza per il morbillo, non raggiunta a livello globale, resta l’indicatore su cui le prossime rilevazioni WUENIC verranno probabilmente misurate.

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