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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi martedì 18 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Hormuz, Teheran annuncia un'intesa sulle rotte mentre Washington minaccia l'Oman

Il ministero degli Esteri iraniano dichiara raggiunto un accordo sulla mappa del transito nello Stretto; Donald Trump minaccia Muscat. Il traffico marittimo resta al 17% della media precedente al conflitto secondo l'UKMTO, e negli Stati Uniti la benzina è a 4,07 dollari per gallone.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di byAmirli ‌‌ su Pexels

Sullo Stretto di Hormuz convivono in queste ore due segnali opposti. Da un lato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che è stato raggiunto un accordo sulla mappa del percorso di transito nello Stretto, secondo quanto riportato da QN. Dall’altro, il 17 agosto Donald Trump ha minacciato di bombardare l’Oman qualora Muscat si frapponesse sulla questione: «Se l’Oman si mette di mezzo su Hormuz, lo bombarderemo senza pietà» (trad. dall’inglese). L’intesa, nella ricostruzione delle indiscrezioni precedenti, prevedrebbe la riapertura del passaggio con l’ingresso delle navi lungo una rotta vicina alla costa iraniana e l’uscita in prossimità di quella omanita.

Va detto con chiarezza che l’annuncio dell’accordo arriva finora dalla sola parte iraniana: nel materiale a disposizione non risulta una conferma di Muscat né di Washington, e la minaccia statunitense di due giorni dopo suggerisce che la questione non sia considerata chiusa da tutti gli attori coinvolti. La cautela non è formale: la stessa Teheran continua a rivendicare una sovranità esclusiva sul passaggio. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, in un intervento pubblico ripreso da CNBC, ha scritto: «Lo Stretto di Hormuz è stato iraniano, è iraniano e resterà iraniano» (trad. dall’inglese). Una rivendicazione di principio che convive male con l’idea di una mappa di transito concordata con terzi.

Il dato che permette di misurare la distanza tra gli annunci e la realtà operativa viene dall’UKMTO, l’organismo britannico che monitora il traffico mercantile nell’area: negli ultimi sette giorni il passaggio nello Stretto è stato pari al 17% della media registrata prima del conflitto, riferisce CNN. Il fine settimana è stato ancora più magro: cinque navi cisterna transitate il sabato, nessuna la domenica, contro le trentuno del fine settimana precedente, secondo i dati sul traffico navale ripresi da Milano Finanza. In altre parole: qualunque sia lo stato dei colloqui, gli armatori non hanno ancora rimesso le petroliere in fila davanti allo Stretto.

È la differenza che conta in un passaggio marittimo di questo tipo. Una rotta si riapre quando gli assicuratori accettano di coprirla e i comandanti accettano di percorrerla, non quando un portavoce ne annuncia il tracciato. Finché il traffico resta a meno di un quinto della norma, l’effetto pratico dell’intesa dichiarata è nullo, e ogni giorno di chiusura si scarica sui mercati energetici e sui costi di trasporto.

Il quadro diplomatico resta a sua volta aperto. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato il 15 agosto che l’Iran non ha ancora deciso se riprendere i negoziati con gli Stati Uniti. Significa che il canale mediato dall’Oman — l’attore che Trump minaccia — è al momento l’unico strumento in campo per gestire il passaggio, e che colpirlo ne farebbe venir meno la funzione. La minaccia americana e la mediazione omanita lavorano quindi in direzioni opposte sullo stesso tavolo.

L’effetto economico è già misurabile a migliaia di chilometri di distanza. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina era di 4,07 dollari per gallone sabato 15 agosto secondo l’AAA, contro 3,15 dollari un anno prima: un aumento di circa il 29% su base annua, che il presidente americano si trova sul tavolo interno mentre alza il tono su Muscat. Il costo del carburante alla pompa è oggi l’indicatore più diretto di quanto pesi il 17% di traffico nello Stretto: finché quella percentuale non risale, gli annunci di accordo restano documenti senza navi.

Fonti: QN – Quotidiano Nazionale; CNBC; CNN; Milano Finanza.

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