Il Brent supera i 91 dollari, il gas oltre i 60 euro: i mercati prezzano lo stallo su Hormuz
Petrolio ai massimi da tre settimane, rendimenti sovrani in rialzo e spread BTP-Bund tornato in area 80 punti base. Nella stessa giornata arrivano i verbali della Federal Reserve e i dati della Banca d'Italia sulla bilancia dei pagamenti.
Questa è una storia che l’edizione del mattino non conteneva: alle 6:30 la sezione Economia e Mercati era occupata dalla quotazione di Unitree a Shanghai. Nel pomeriggio il quadro dei prezzi si è spostato altrove, e si è spostato per la ragione raccontata nell’apertura di oggi.
Nella seduta del 19 agosto il Brent ha guadagnato lo 0,79%, pari a 0,72 dollari, portandosi a 91,74 dollari al barile (Il Sole 24 Ore). Secondo il dispaccio Reuters ripreso da Investing.com, è il massimo da tre settimane, e la spiegazione indicata è l’incertezza sul traffico marittimo. Il movimento non riguarda solo il greggio: sul mercato TTF di Amsterdam il gas ha superato i 60 euro per megawattora.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Brent (19 agosto) | 91,74 dollari (+0,79%, +0,72) |
| WTI (chiusura 18 agosto) | circa 84,77 dollari (+1,21%) |
| Oro (18 agosto) | 4.356,6 dollari (−1,59%) |
| Gas TTF Amsterdam | oltre 60 euro/MWh |
| Spread BTP-Bund | area 80 punti base |
I due dati sul petrolio si riferiscono a giornate diverse — il Brent alla seduta odierna, il WTI alla chiusura di martedì — e vanno letti come tali, non come uno scarto istantaneo fra i due riferimenti. Il segno però è lo stesso: entrambi in rialzo, entrambi in una fase in cui il rischio geopolitico si trasferisce direttamente sul costo dell’energia.
Il movimento più interessante è quello che accompagna il greggio. Il 18 agosto l’oro è sceso dell’1,59% a 4.356,6 dollari (Il Messaggero), il che significa che l’ondata di acquisti non ha preso la forma classica della corsa al bene rifugio. Contemporaneamente i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi ed europei a lunga scadenza sono saliti e lo spread fra BTP e Bund è tornato in area 80 punti base. Rendimenti in aumento e oro in calo, nello stesso momento in cui sale il petrolio, descrivono un mercato che sta rivedendo le attese sull’inflazione più che cercando protezione.
Su questo si innesta il problema di bilancio degli Stati Uniti. Gli interessi sul debito pubblico federale, vicino ai 40.000 miliardi di dollari, sono costati 1.200 miliardi di dollari nel 2026 finora. Nello stesso quadro, Fitch ha confermato il rating sovrano statunitense ad «AA+», motivandolo con la resilienza dell’economia e lo status del dollaro, ma segnalando insieme deficit elevati e oneri per interessi crescenti. È una conferma che contiene un avvertimento: la valutazione regge, le voci che la mettono sotto pressione sono nominate.
La giornata ha anche un’agenda istituzionale. Il 19 agosto sono attesi i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria del FOMC, il comitato della Federal Reserve, e i dati della Banca d’Italia su bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull’estero (Teleborsa). Le attese sulla banca centrale statunitense avevano già pesato sulle borse europee nelle sedute precedenti, con vendite sul comparto tecnologico (Adnkronos).
I verbali arrivano quindi in una giornata in cui il prezzo dell’energia si è mosso per ragioni che nessuna banca centrale controlla. Se il rialzo del greggio si consolida, la parte del ragionamento sull’inflazione contenuta nei verbali risulterà scritta prima del fatto che conta. Il numero da tenere d’occhio nelle prossime sedute è quello del Brent: la soglia dei 91 dollari è stata superata oggi per la prima volta in tre settimane.
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