Il petrolio arretra a 86,28 dollari, i transiti a Ormuz restano ai minimi della crisi
Il Brent è sceso del 2,6% sulle attese di una riapertura parziale dello stretto. I dati EIA e Vortexa mostrano flussi crollati da oltre 20 a circa 5 milioni di barili al giorno; l'IMO ha censito 68 incidenti e 19 marittimi morti.
Il prezzo scende, il traffico no. È la distanza fra due serie di numeri a descrivere la giornata sui mercati petroliferi: l’aspettativa di un accordo fra Iran e Oman per ripristinare il transito nello stretto di Hormuz ha fatto arretrare le quotazioni, mentre i dati sui passaggi effettivi restano ai minimi della crisi.
Alle 04:47 GMT del 26 agosto il contratto a termine sul Brent trattava a 86,28 dollari al barile: 2,30 dollari in meno, pari al 2,6%, e il valore più basso registrato dal 13 agosto. Lo riferisce l’agenzia Reuters nel resoconto ripreso da Infobae. Il movimento si somma a quello della seduta precedente: il 25 agosto il Brent aveva già chiuso in calo del 3,89% a 88,58 dollari, come riferisce l’agenzia EFE ripresa da Noticias de Álava. In due sedute il riferimento europeo ha quindi perso oltre sei punti percentuali, sulla base di un’intesa che non è stata firmata.
I flussi reali
Sul lato fisico il quadro è diverso. Secondo i dati di Vortexa, dell’US Energy Information Administration e dell’Organizzazione marittima internazionale raccolti da Moncloa.com, il 24 agosto sono transitati per Hormuz circa 5 milioni di barili al giorno, contro gli oltre 20 milioni precedenti al conflitto.
| Periodo | Greggio e derivati in transito (milioni di barili/giorno) |
|---|---|
| Quarto trimestre 2025 | 21,6 |
| Primo trimestre 2026 | 14,9 |
| Secondo trimestre 2026 | 4,9 |
I dati trimestrali sono stime dell’EIA. Il conteggio delle imbarcazioni conferma la contrazione: nella settimana chiusa il 21 agosto sono uscite 89 unità e ne sono entrate 103, mentre il 24 agosto sono transitate soltanto due petroliere, il minimo giornaliero da inizio maggio.
Il costo umano e assicurativo
L’Organizzazione marittima internazionale ha registrato 68 incidenti e 19 marittimi morti dall’inizio della crisi. Sono le cifre che rendono la rotta un problema non solo di volumi ma di equipaggi: l’IMO è l’agenzia delle Nazioni Unite competente per la sicurezza della navigazione e per la prevenzione dell’inquinamento marino, e il suo segretario generale, Arsenio Domínguez, è intervenuto proprio su questo. In un’intervista rilasciata all’agenzia EFE a Città del Messico e diffusa il 27 agosto, ripresa nell’agenda di Infobae, Domínguez analizza i rischi che l’inasprimento delle tensioni nello stretto comporta per il commercio mondiale e per una delle rotte marittime più strategiche del pianeta.
Il testo integrale dell’intervista non è disponibile fra le fonti consultabili: se ne conosce l’oggetto, non le risposte. È un limite che va dichiarato, perché la posizione dell’organismo tecnico dell’ONU sulla riapertura è esattamente l’elemento che manca al quadro.
Che cosa osservare
La discesa dei prezzi si regge su un’aspettativa: se il canale temporaneo proposto da Iran e Oman non prende forma, il divario fra quotazioni e flussi effettivi si richiude nella direzione opposta. Il primo riscontro misurabile non è una dichiarazione ma un conteggio: quante petroliere attraverseranno lo stretto nei giorni successivi al 24 agosto, quando ne sono passate due.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore