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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Economia e Mercati · Analisi giovedì 27 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il petrolio arretra a 86,28 dollari, i transiti a Ormuz restano ai minimi della crisi

Il Brent è sceso del 2,6% sulle attese di una riapertura parziale dello stretto. I dati EIA e Vortexa mostrano flussi crollati da oltre 20 a circa 5 milioni di barili al giorno; l'IMO ha censito 68 incidenti e 19 marittimi morti.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Jan van der Wolf su Pexels

Il prezzo scende, il traffico no. È la distanza fra due serie di numeri a descrivere la giornata sui mercati petroliferi: l’aspettativa di un accordo fra Iran e Oman per ripristinare il transito nello stretto di Hormuz ha fatto arretrare le quotazioni, mentre i dati sui passaggi effettivi restano ai minimi della crisi.

Alle 04:47 GMT del 26 agosto il contratto a termine sul Brent trattava a 86,28 dollari al barile: 2,30 dollari in meno, pari al 2,6%, e il valore più basso registrato dal 13 agosto. Lo riferisce l’agenzia Reuters nel resoconto ripreso da Infobae. Il movimento si somma a quello della seduta precedente: il 25 agosto il Brent aveva già chiuso in calo del 3,89% a 88,58 dollari, come riferisce l’agenzia EFE ripresa da Noticias de Álava. In due sedute il riferimento europeo ha quindi perso oltre sei punti percentuali, sulla base di un’intesa che non è stata firmata.

I flussi reali

Sul lato fisico il quadro è diverso. Secondo i dati di Vortexa, dell’US Energy Information Administration e dell’Organizzazione marittima internazionale raccolti da Moncloa.com, il 24 agosto sono transitati per Hormuz circa 5 milioni di barili al giorno, contro gli oltre 20 milioni precedenti al conflitto.

PeriodoGreggio e derivati in transito (milioni di barili/giorno)
Quarto trimestre 202521,6
Primo trimestre 202614,9
Secondo trimestre 20264,9

I dati trimestrali sono stime dell’EIA. Il conteggio delle imbarcazioni conferma la contrazione: nella settimana chiusa il 21 agosto sono uscite 89 unità e ne sono entrate 103, mentre il 24 agosto sono transitate soltanto due petroliere, il minimo giornaliero da inizio maggio.

Il costo umano e assicurativo

L’Organizzazione marittima internazionale ha registrato 68 incidenti e 19 marittimi morti dall’inizio della crisi. Sono le cifre che rendono la rotta un problema non solo di volumi ma di equipaggi: l’IMO è l’agenzia delle Nazioni Unite competente per la sicurezza della navigazione e per la prevenzione dell’inquinamento marino, e il suo segretario generale, Arsenio Domínguez, è intervenuto proprio su questo. In un’intervista rilasciata all’agenzia EFE a Città del Messico e diffusa il 27 agosto, ripresa nell’agenda di Infobae, Domínguez analizza i rischi che l’inasprimento delle tensioni nello stretto comporta per il commercio mondiale e per una delle rotte marittime più strategiche del pianeta.

Il testo integrale dell’intervista non è disponibile fra le fonti consultabili: se ne conosce l’oggetto, non le risposte. È un limite che va dichiarato, perché la posizione dell’organismo tecnico dell’ONU sulla riapertura è esattamente l’elemento che manca al quadro.

Che cosa osservare

La discesa dei prezzi si regge su un’aspettativa: se il canale temporaneo proposto da Iran e Oman non prende forma, il divario fra quotazioni e flussi effettivi si richiude nella direzione opposta. Il primo riscontro misurabile non è una dichiarazione ma un conteggio: quante petroliere attraverseranno lo stretto nei giorni successivi al 24 agosto, quando ne sono passate due.

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