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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi venerdì 28 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Hormuz, Teheran mette per iscritto le condizioni della riapertura; Washington nega trattative

Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano annuncia una lista di richieste consegnata ai mediatori e un corridoio marittimo concordato con l'Oman. Dalla Casa Bianca la smentita di qualunque negoziato: la pressione economica continua.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Murat Ak su Pexels

Questa non è la vicenda dei missili anglo-ucraini aperta stamattina in questa sezione: è un secondo fronte, e nelle ultime ore si è mosso su un binario diverso da quello militare.

Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha reso noto che Teheran sta mettendo nero su bianco l’elenco delle condizioni alle quali lo Stretto di Hormuz può tornare percorribile. Il documento, ha spiegato, nasce da una richiesta arrivata dai mediatori. Alla lista si accompagna un’intesa già raggiunta con l’Oman su un corridoio marittimo attraverso lo Stretto, che però resta sospesa: si apre soltanto se le richieste iraniane vengono soddisfatte (Just Security, che riprende Reuters; Havana Times, dal notiziario di Democracy Now!).

Il contenuto delle richieste è stato indicato da un portavoce dei Guardiani della rivoluzione: fine del blocco statunitense sui porti iraniani, compensazioni, rimozione delle sanzioni. Sono tre voci di natura diversa. La prima è una misura militare reversibile in poche ore; la seconda implica una trattativa su cifre e responsabilità; la terza chiama in causa un impianto normativo che non dipende da una sola decisione presidenziale. Metterle nello stesso elenco significa, di fatto, alzare il prezzo della riapertura oltre ciò che un accordo tecnico sul traffico navale potrebbe risolvere.

Dall’altra parte non c’è, al momento, un tavolo. Il presidente Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti non stanno parlando con l’Iran e che la linea scelta è la punizione economica. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha collocato la fine della campagna economica soltanto dopo l’apertura di un negoziato sostanziale da parte iraniana. Le due posizioni si specchiano: ciascuna delle due capitali indica come proprio punto di partenza quello che l’altra considera un possibile punto di arrivo.

Il ruolo dell’Oman è l’elemento operativo più concreto emerso in questa fase. Muscat non compare come parte in causa ma come gestore di un passaggio: un corridoio già definito, pronto sulla carta, la cui attivazione dipende da una decisione politica presa altrove. È lo schema classico della mediazione del Golfo, dove lo strumento tecnico viene predisposto in anticipo perché sia disponibile nel momento in cui la trattativa politica si sblocca. Che l’infrastruttura negoziale esista mentre il negoziato viene pubblicamente negato è la caratteristica principale della giornata.

Restano fuori dal quadro accertabile diversi elementi. Non è noto chi siano i mediatori che hanno sollecitato la lista, né se il testo sia già stato consegnato o soltanto in preparazione. Non si conoscono i tempi indicati per una risposta, né l’ampiezza del corridoio concordato con l’Oman in termini di rotte e categorie di naviglio ammesso. Le informazioni disponibili provengono da dichiarazioni di funzionari iraniani e statunitensi riprese da due origini indipendenti; nessuna delle due riferisce di contatti diretti in corso fra le due amministrazioni.

Allo stato, dunque, lo Stretto resta chiuso, il corridoio omanita resta condizionato e la campagna di sanzioni prosegue senza scadenze annunciate.

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