Il greggio scende ma resta un terzo sopra l'anno scorso: il Golfo recupera due terzi dell'export
Il 28 agosto il Brent chiude a 88,22 dollari al barile, in calo giornaliero ma in rialzo di oltre il 30% su base annua. Le esportazioni dal Golfo Persico risalgono a 15-16 milioni di barili al giorno secondo Goldman Sachs, ancora lontane dai volumi precedenti al conflitto. Sullo sfondo, l'inflazione statunitense che il presidente della Federal Reserve considera ancora troppo alta.
Il dato che conta, nella giornata del 28 agosto 2026, non è il segno meno accanto alle quotazioni del petrolio, ma il confronto con dodici mesi prima. Il Brent è sceso a 88,22 dollari al barile, in calo dello 0,34% rispetto alla vigilia, e il greggio di riferimento statunitense a 82,82 dollari, in ribasso dello 0,86%. Sull’anno, però, i due riferimenti segnano rispettivamente più 30,73% e più 29,38% (Trading Economics). Un movimento giornaliero frazionale non intacca uno scarto di quell’ampiezza: il costo dell’energia resta, per famiglie e imprese di ogni continente, sensibilmente più alto di un anno fa.
La ragione del ribasso di giornata sta nella normalizzazione, ancora parziale, dei flussi dal Golfo Persico. Secondo una nota di ricerca di Goldman Sachs ripresa da Trading Economics, le esportazioni della regione sono risalite a circa due terzi dei livelli precedenti alla guerra, con volumi stimati fra 15 e 16 milioni di barili al giorno. Il confronto utile è con il minimo di marzo, quando i flussi erano scesi a 5-6 milioni: il recupero è di dieci milioni di barili al giorno in cinque mesi. Il divario che resta da colmare, però, è di 7-8 milioni rispetto alla situazione prebellica, ed è la parte più difficile, perché dipende non dalla capacità produttiva ma dall’agibilità dello Stretto di Hormuz.
Su questo fronte si è mosso qualcosa. Iran e Oman hanno raggiunto un’intesa sulla ripartizione delle acque dello stretto e dei ricavi che ne derivano. Teheran ha però precisato che l’accordo non comporta una riapertura immediata: la distinzione fra il perimetro giuridico e la praticabilità effettiva della rotta è la variabile che i mercati stanno prezzando. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che martedì dieci milioni di barili hanno attraversato Hormuz e ha ribadito che le mine sono state rimosse; si tratta di un’affermazione della parte statunitense, riportata come tale.
Il secondo movimento della giornata arriva da Washington e va nella direzione opposta. I listini azionari statunitensi hanno annullato i modesti guadagni di apertura chiudendo in ribasso, dopo che il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha indicato l’inflazione come ancora scomoda per chi decide la politica monetaria. Il rendimento del titolo del Tesoro a due anni è salito di 0,12 punti percentuali al 4,35%, il decennale al 4,72%, e la probabilità implicita di un rialzo dei tassi a settembre è passata da circa il 35% a circa il 55% (Edward Jones). Su questa vicenda la notizia proviene al momento da un’unica origine (il resoconto giornaliero di Edward Jones su dati FactSet); nessuna conferma indipendente disponibile.
I due movimenti sono legati proprio da quel più 30% annuo sul greggio. Un prezzo dell’energia che resta un terzo sopra i livelli di un anno fa continua ad alimentare i prezzi al consumo attraverso i costi di trasporto e produzione, e riduce lo spazio di manovra della banca centrale. Il recupero dei flussi dal Golfo agisce nella direzione contraria, ma con tempi che non coincidono con quelli delle riunioni di politica monetaria: la riapertura piena di Hormuz dipende da un negoziato, il salto di probabilità sul rialzo di settembre si è consumato in una seduta.
Per chi legge questi numeri fuori dagli Stati Uniti, la conseguenza più immediata riguarda il costo del denaro in dollari: rendimenti a due anni al 4,35% incidono sul rifinanziamento del debito denominato in valuta statunitense, in particolare per le economie importatrici di energia che pagano contemporaneamente il greggio più caro e il debito più oneroso. Il divario di 7-8 milioni di barili al giorno rispetto ai volumi prebellici resta la misura di quanto quel doppio costo possa ancora durare.
Fonti: Trading Economics (quotazioni di mercato; nota di ricerca Goldman Sachs ripresa da Trading Economics); Edward Jones (resoconto giornaliero di mercato su dati FactSet).
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