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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi giovedì 3 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Hormuz, la lista nera iraniana sale a 56 navi

L'autorità istituita da Teheran per lo Stretto aggiunge undici mercantili all'elenco delle imbarcazioni «non conformi»: previste multe, fermo e confisca. Nello stesso periodo Washington rivendica scorte record attraverso il passaggio.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Selman su Pexels

Undici navi in più, per un totale di 56 cui è vietato il transito. Il 3 settembre la Persian Gulf Strait Authority (PGSA), l’organismo con cui l’Iran rivendica la gestione dello Stretto di Hormuz, ha aggiornato la propria lista delle imbarcazioni «non conformi», secondo quanto riferito da MarineLink sulla base del sito della stessa autorità e da The Tribune. Del meccanismo di penali annunciato da Teheran abbiamo scritto il 25 agosto; l’aggiornamento di oggi ne è la prima applicazione su scala allargata.

L’elenco precedente, diffuso il 24 agosto, contava 45 petroliere accusate di aver violato le regole di navigazione imposte dall’Iran nello Stretto (gCaptain). La scala delle conseguenze prevista dalla PGSA è progressiva: prima restrizioni ai passaggi successivi, poi multe, quindi il fermo dell’imbarcazione e, all’ultimo gradino, la confisca (MarineLink).

La composizione della lista dice a chi è indirizzato il messaggio: non solo grandi petroliere per greggio, ma anche navi per il trasporto di gas naturale liquefatto e di gas di petrolio liquefatto, oltre a unità per prodotti raffinati (gCaptain). L’autorità aggiunge una clausola di contagio: «ogni nave che coopera con le navi elencate sarà aggiunta alla lista» (trad. dall’inglese), con riferimento esplicito ai trasferimenti di carico da nave a nave, secondo il testo pubblicato dalla PGSA e ripreso da MarineLink. È il punto che estende il peso della misura oltre le 56 unità nominate, perché coinvolge chiunque le rifornisca o ne alleggerisca il carico in mare.

Sulla natura dell’organismo le parti divergono, e la divergenza si constata. Gli Stati Uniti hanno sanzionato la PGSA nel maggio 2026, sostenendo che l’ente, appoggiato dai Pasdaran, gestisca un sistema di estorsione ai danni del naviglio commerciale (The Tribune). Sul lato iraniano il materiale disponibile è l’elenco stesso e la terminologia con cui è costruito: le imbarcazioni sono qualificate come non conformi alle regole di navigazione fissate dall’Iran nello Stretto, e le penali sono presentate come loro conseguenza graduata (gCaptain; MarineLink). Nelle fonti consultate non compare una replica ufficiale di Teheran alle accuse statunitensi.

Il contrasto si legge anche nei numeri. Secondo la CNN, ripresa da AGI, il 1° settembre le forze statunitensi hanno scortato 40 navi commerciali attraverso lo Stretto, per 18 milioni di barili complessivi, colpendo nella stessa giornata quasi 60 obiettivi militari iraniani. Il dato proviene da fonti statunitensi ed è attribuito: non risulta al momento un riscontro indipendente sul numero degli obiettivi colpiti. Ne emergono due rivendicazioni parallele di controllo sullo stesso braccio di mare — una amministrativa, esercitata tramite liste e sanzioni; l’altra militare, esercitata con le scorte — e il rischio ricade sugli armatori, che devono scegliere quale delle due autorità riconoscere.

La notizia dell’aggiornamento della lista poggia su quattro origini distinte, fra cui il testo pubblicato dalla PGSA stessa e le riprese di agenzia. Per gli operatori il conto pratico è immediato: 56 navi che, se entrano a Hormuz, si espongono secondo Teheran al fermo o alla perdita dello scafo, e un’estensione automatica del divieto a chi commercia con loro in mare aperto.

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