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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura sabato 5 settembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Trump conferma la missione di Witkoff e Kushner fra Kiev e Mosca

Il presidente statunitense dice che i suoi due inviati sono in viaggio verso Ucraina e Russia con una proposta per chiudere la guerra. Nella stessa serata Zelensky annuncia di aver approvato nuove risposte militari agli attacchi sulle città.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di utopia 36 su Pexels

La giornata diplomatica del 4 settembre si è chiusa con due movimenti che vanno in direzioni opposte. Alla Casa Bianca Donald Trump ha confermato in conferenza stampa che gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner sono in viaggio verso l’Ucraina e la Russia con una proposta per porre fine alla guerra. Poche ore dopo, nel discorso serale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso noto di aver approvato le proposte presentate dal Servizio di sicurezza ucraino e dalle Forze armate per rispondere agli attacchi russi sulle città.

La ricostruzione della conferenza stampa e del discorso serale è del Kyiv Post; il quadro delle posizioni russe e degli eventi sul terreno arriva dalla rassegna di Just Security, che attinge ai dispacci dell’agenzia Reuters. Sono due origini distinte, come richiede lo statuto di questo giornale.

Che cosa ha detto Trump

Il punto politicamente più netto della conferenza stampa non riguarda il contenuto della proposta, che non è stato reso pubblico, ma la diagnosi dello stallo. Trump ha attribuito il mancato avanzamento dei negoziati all’animosità personale fra Zelensky e Vladimir Putin: una lettura che sposta l’ostacolo dal terreno delle condizioni — territori, garanzie, sanzioni — a quello dei rapporti fra i due capi di Stato.

Non è una spiegazione neutrale. Se il problema è il carattere dei protagonisti, la soluzione è un mediatore che li tenga separati, ed è esattamente il ruolo che la missione di Witkoff e Kushner disegna: due emissari che portano lo stesso testo in due capitali senza far incontrare nessuno. Se invece il problema sono le condizioni, il viaggio serve a misurare quanto distino, non a colmare la distanza.

Che cosa ha detto Mosca, e che cosa ha fatto Kiev

Il 3 settembre, secondo quanto riferito da Reuters, Putin aveva dichiarato che esiste la possibilità di raggiungere un’intesa per chiudere la guerra e che diversi Paesi, fra i quali Stati Uniti e Cina, sarebbero disposti a sostenerla. È un’apertura verbale, non un impegno: non risultano dal materiale disponibile né condizioni indicate né un calendario.

Sul versante ucraino il segnale è di segno diverso. Zelensky non ha annunciato una posizione negoziale ma una decisione operativa: le proposte dei servizi e delle forze armate per rispondere ai bombardamenti sulle città sono state approvate. Dal materiale disponibile risulta l’approvazione e nulla oltre: nessun obiettivo indicato, nessun calendario, nessun dettaglio sulla natura delle azioni. Il suo intervento originale è in inglese e supera il limite di parole che questo giornale si è dato per le citazioni: lo riassumiamo invece di riportarlo fra virgolette.

Nel frattempo il conflitto ha continuato a produrre vittime anche in territorio russo. Un attacco ucraino su Belgorod ha ucciso quattro persone, fra cui due operatori sanitari: il dato è del quartier generale ufficiale della regione, riportato da Reuters, e non risulta al momento verificato in modo indipendente.

Che cosa non sappiamo

Molto, e conviene dirlo prima che dopo.

Non sappiamo il contenuto della proposta che i due inviati portano con sé. Non sappiamo se sia un testo unico presentato a entrambe le capitali o due documenti diversi. Non sappiamo se le tappe del viaggio siano state concordate con Mosca e con Kiev o soltanto annunciate da Washington. Non risulta dal materiale disponibile alcuna reazione ufficiale russa o ucraina alla missione in quanto tale.

Non sappiamo, soprattutto, in che rapporto stiano i due annunci del 4 settembre. Un governo che approva un pacchetto di risposte militari mentre un mediatore è in volo può star costruendo una posizione negoziale più forte, oppure può star segnalando che non considera il negoziato imminente. Le due letture, sui fatti oggi disponibili, sono entrambe compatibili con quello che è stato detto.

Il termine di verifica è ravvicinato: le tappe della missione, se avverranno, produrranno o meno un documento pubblico e una reazione delle due capitali. Fino ad allora l’unico elemento accertato è che il presidente statunitense ha collocato la responsabilità dello stallo sulle persone dei due capi di Stato, e che il presidente ucraino ha approvato le proposte di risposta agli attacchi nelle stesse ore.

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