Bund ai massimi da quindici anni mentre il greggio arretra sotto i 90 dollari
Il rendimento decennale tedesco ha toccato il 3,34% e il Treasury si è avvicinato al 4,8%. Nella prima settimana di settembre il Brent è sceso a 88,24 dollari; l'OPEC+ era attesa a confermare i livelli di produzione per ottobre.
Due movimenti si muovono in direzioni opposte nella prima settimana di settembre: il costo del denaro sale, il prezzo del petrolio scende. Il 1° settembre il rendimento del Bund tedesco a dieci anni ha raggiunto circa il 3,34%, massimo da quindici anni, mentre il decennale statunitense si è avvicinato al 4,8%. Nella stessa giornata l’oro è sceso intorno ai 4.360 dollari l’oncia, minimo da due settimane, e l’argento è finito sotto i 65 dollari.
Sul fronte delle materie prime, la settimana si è chiusa con il Brent a 88,24 dollari, in calo del 4,82%, e il WTI a 83,9 dollari, in calo del 2,83%. L’oro, nella lettura settimanale, è rimasto stabile intorno ai 4.371 dollari l’oncia: una cifra diversa da quella del 1° settembre perché diverso è il momento della rilevazione, e le due non vanno sommate né confrontate come se fossero la stessa serie.
| Strumento | Valore | Riferimento |
|---|---|---|
| Bund 10 anni | circa 3,34% | 1° settembre, massimo da 15 anni |
| Treasury 10 anni | vicino a 4,8% | 1° settembre |
| Brent | 88,24 dollari | prima settimana di settembre, −4,82% |
| WTI | 83,9 dollari | prima settimana di settembre, −2,83% |
| Oro | 4.371 dollari l’oncia | prima settimana di settembre, stabile |
Che cosa dicono gli analisti, e chi lo dice. Gli economisti di Barclays hanno rivisto le previsioni indicando due ulteriori rialzi dei tassi statunitensi nel 2026, a settembre e a dicembre. Per l’area euro, gli strategist della stessa banca si attendono un ulteriore rialzo della Banca centrale europea nel mese in corso, con rischi orientati verso l’alto se i prezzi dell’energia resteranno elevati e cresceranno i timori di stagflazione. Sono valutazioni di una banca d’investimento, riportate come tali: questo giornale non formula previsioni proprie e non dà indicazioni operative.
Il costo del debito pubblico sale mentre la materia prima che lo alimenta via inflazione scende: le due gambe della stessa attesa non si muovono insieme.
L’OPEC+ e la domanda. Secondo fonti citate dalla stampa specializzata, l’alleanza OPEC+ era orientata a lasciare invariata la politica di produzione per ottobre nella riunione di domenica. Il contesto è quello di un percorso appena concluso: ad agosto il gruppo aveva annunciato un aumento di 188.000 barili al giorno per settembre, completando la revoca di circa 1,65 milioni di barili al giorno di tagli volontari introdotti nel 2023. Dal lato della domanda, l’Agenzia internazionale dell’energia prevede per il 2026 un calo di 1,6 milioni di barili al giorno.
Che cosa non sappiamo. Non conosciamo l’esito formale della riunione OPEC+: l’orientamento riferito alla vigilia non è una decisione pubblicata. Non sappiamo se le attese di Barclays si tradurranno in decisioni delle due banche centrali, né esistono nei materiali disponibili le date delle rispettive riunioni. Non abbiamo il livello dei rendimenti aggiornato alla giornata di oggi: le cifre riportate sono quelle del 1° settembre e della settimana appena conclusa.
Per il lettore che segue i numeri, il punto di verifica successivo è duplice: il comunicato dell’OPEC+ sui livelli di produzione di ottobre e le decisioni effettive sui tassi, che diranno se il 3,34% del Bund fosse un’anticipazione corretta o un eccesso di prezzo.
Fonti: FIRSTonline; Investing.com Italia; Investimenti Magazine; Work at Wall Street.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore