Eurostat alza la stima del secondo trimestre: eurozona a +0,6%, l'Italia ferma a +0,2%
La revisione del 7 settembre corregge di due decimi la crescita congiunturale dell'area euro rispetto alla stima di metà agosto. Il maggiore incremento è irlandese (+10,2%), l'unico calo austriaco (-0,1%). L'occupazione sale dello 0,1%.
Eurostat ha rivisto al rialzo la crescita del secondo trimestre 2026: il prodotto interno lordo destagionalizzato è aumentato dello 0,6% nell’area euro e dello 0,7% nell’Unione europea rispetto al trimestre precedente. La stima pubblicata il 14 agosto — ne abbiamo scritto il 15 agosto — indicava +0,4% e +0,5%: la correzione è di due decimi in entrambe le aree.
Su base annua il quadro migliora in misura analoga: +1,2% nell’area euro e +1,4% nell’Unione, dopo il +0,6% e il +0,9% registrati nel trimestre precedente. È il ritmo tendenziale più alto delle due letture disponibili per il primo semestre, e il confronto con il trimestre precedente indica un’accelerazione, non un semplice aggiustamento contabile.
L’Italia non partecipa alla revisione. Il dato italiano resta +0,2% sul trimestre e +1,0% sull’anno: la distanza dalla media dell’area euro, che il giornale segnalava a metà agosto, cresce perché il denominatore si è mosso e il numeratore italiano no. Sul tendenziale il divario è più contenuto, un punto contro l’1,2% dell’eurozona.
La geografia della crescita spiega buona parte della correzione. Il maggiore incremento congiunturale è irlandese: +10,2%, un valore che da solo pesa sull’aggregato dell’area euro nonostante la dimensione ridotta dell’economia. Seguono, a grande distanza, Slovenia (+1,8%) e Lituania (+1,7%). L’unico Stato membro in contrazione è l’Austria, a -0,1%. Il quadro va letto con la cautela che i dati irlandesi impongono da anni per la volatilità delle poste attribuibili alle multinazionali: una delle testate che ha ripreso il comunicato titola infatti sul rallentamento della crescita al netto dell’Irlanda, ma il comunicato non fornisce un aggregato alternativo e questo giornale non lo calcola.
Il mercato del lavoro si muove meno del prodotto. L’occupazione cresce dello 0,1% sia nell’area euro sia nell’Unione, con 221,4 milioni di occupati nei ventisette Stati membri, di cui 176,4 milioni nell’eurozona. Il divario tra un prodotto che accelera e un’occupazione quasi piatta è la variabile da osservare nei prossimi trimestri, perché tocca direttamente la produttività per occupato.
Il confronto transatlantico si ribalta rispetto alla prima stima. Nello stesso trimestre il PIL statunitense è cresciuto dello 0,4% sul trimestre precedente e del 2,1% su base annua: l’area euro risulta ora davanti sul congiunturale e ancora indietro sul tendenziale.
Una precisazione di metodo. Il dato ha un’unica origine primaria, il comunicato Eurostat del 7 settembre 2026, ripreso dalle testate citate in calce: si tratta della fonte istituzionale che produce la statistica, non di una notizia con conferme indipendenti. Le revisioni successive dell’ufficio statistico europeo, come questa dimostra, possono spostare l’aggregato di due decimi.
Il prossimo passaggio del calendario è già fissato: la Commissione riunisce il Collegio il 9 settembre e il discorso sullo stato dell’Unione è previsto il 16 a Strasburgo, come scritto il 5 settembre. Il dato rivisto arriva quindi sul tavolo del Collegio due giorni dopo la pubblicazione.
Fonti: Eunews; Il Sole 24 Ore Radiocor; LaPresse; France Épargne — tutte con origine nel comunicato Eurostat del 7 settembre 2026.
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