Legge elettorale in Aula al Senato senza mandato al relatore
La commissione Affari costituzionali non ha chiuso l'esame degli emendamenti: il 9 settembre il testo è arrivato in Assemblea nella versione licenziata dalla Camera, e le modifiche votate in commissione — preferenze comprese — dovranno essere rivotate. Voto finale calendarizzato il 15 settembre.
La riforma della legge elettorale è arrivata nell’Aula del Senato alle 10 del 9 settembre priva del mandato al relatore: la commissione Affari costituzionali ha preso atto di non poter concludere l’esame degli emendamenti, e il testo che i senatori discutono in seconda lettura è quello approvato dalla Camera. Ne consegue che le modifiche introdotte in commissione — compreso l’emendamento sulle preferenze — non fanno parte del testo base e dovranno essere rivotate in Assemblea.
Il giornale seguiva questo passaggio da inizio settembre: ne abbiamo scritto il 2 settembre, mentre la commissione lavorava sugli emendamenti, e poi il 3 settembre, all’avvio delle votazioni. La settimana parlamentare era stata inquadrata nell’apertura dell’8 settembre.
Il fatto tecnico ha una conseguenza politica misurabile: senza mandato al relatore l’Aula non riceve un testo consolidato dalla commissione, ma il testo di provenienza Camera. Ciò che era stato deciso in sede referente torna a essere materia di voto in Assemblea, dove i numeri e le presenze sono diversi da quelli di una commissione. L’emendamento sulle preferenze, approvato in commissione il 3 settembre, dovrà quindi passare una seconda volta il vaglio dell’Aula per entrare nel provvedimento.
All’avvio della seduta le opposizioni hanno presentato e illustrato quattro questioni pregiudiziali. Il calendario resta quello fissato: sedute anche l’11 e il 14 settembre, senza orari di chiusura prestabiliti, e voto finale al Senato calendarizzato per il 15 settembre. La conferenza dei capigruppo della Camera ha già stabilito il passaggio successivo: se il Senato modificherà il testo, il provvedimento tornerà nell’Aula di Montecitorio da lunedì 28 settembre.
Su due elementi il materiale disponibile oggi non permette di andare oltre. Il primo è l’esito dei voti in Assemblea sulle singole modifiche, preferenze incluse: non ci sono ancora votazioni. Il secondo è quali degli emendamenti rimasti in commissione verranno ripresentati in Aula e in quale numero: il dato non risulta dalle fonti odierne, e questo giornale non lo stima.
Le fonti disponibili concordano sui due punti che contano: l’assenza del mandato al relatore e il testo base di provenienza Camera.
Il conto dei giorni utili è quindi stretto. Dal 9 al 15 settembre il Senato ha in calendario sedute anche l’11 e il 14, oltre a quella di apertura, senza limiti di orario: in questo spazio l’Assemblea deve votare gli emendamenti che la commissione non ha esaurito e poi il testo nel suo complesso. Se dal voto esce un testo diverso da quello della Camera, il 28 settembre la navetta riparte da Montecitorio.
Fonti: ANSA (agenzia di stampa) — seduta del 9 settembre e calendario dei lavori; Alanews; Radio Radicale.
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