Preferenze senza capilista bloccati respinte al Senato: 68 sì e 99 no
L'Assemblea di palazzo Madama ha bocciato il subemendamento delle opposizioni a prima firma Parrini. Il governo si era rimesso all'Aula; il centrodestra ha votato compatto dopo una sospensione di oltre due ore e mezza. Voto finale calendarizzato il 15 settembre.
L’Aula del Senato ha respinto il 10 settembre, con 68 voti favorevoli e 99 contrari, il subemendamento delle opposizioni a prima firma Dario Parrini (Pd) che sopprimeva i capilista bloccati per introdurre le preferenze senza liste precostituite (LaPresse, QN). Restano quindi in piedi i capilista bloccati previsti dall’emendamento unitario del centrodestra.
Il passaggio era atteso: ne abbiamo scritto il 9 settembre, quando la riforma è arrivata in Assemblea senza mandato al relatore e con il tema delle preferenze rinviato al voto dell’Aula.
La giornata si è svolta in tre tempi. All’apertura della seduta l’Assemblea ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni (Il Corriere Nazionale). Poi i lavori si sono fermati: la seduta è stata sospesa per oltre due ore e mezza su richiesta di Fratelli d’Italia, per un vertice di maggioranza a palazzo Madama con capigruppo e tecnici, al quale ha partecipato anche la ministra per le Riforme istituzionali (ANSA). Alla ripresa è arrivato il voto.
Sul subemendamento il governo non ha espresso una posizione propria. «Il governo si rimette all’Aula su alcuni emendamenti. Il Parlamento è sovrano», ha dichiarato la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati (Agenzia Nova). La rimessione all’Aula lasciava formalmente libera la maggioranza: il risultato numerico mostra che, dopo il vertice, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno votato nella stessa direzione, sostenendo soltanto il testo concordato tra loro.
Dal lato delle opposizioni il presidente del gruppo Pd al Senato, Francesco Boccia, ha inquadrato il passaggio come un discrimine politico: «Il voto che stiamo per esprimere diventa una prova di verità».
Il secondo esito della giornata riguarda un istituto diverso. La maggioranza ha rinunciato alla norma sul ballottaggio: l’emendamento Pera è stato escluso per la contrarietà di Lega e Forza Italia, e il tema è stato accantonato (Il Sussidiario). I due passaggi vanno letti insieme: sulla selezione degli eletti la coalizione ha tenuto la linea del testo comune, sul meccanismo di attribuzione del premio ha preferito togliere dal tavolo una proposta che divideva.
Sul piano procedurale l’impianto resta quello descritto nei giorni scorsi. Il voto finale al Senato è calendarizzato per il 15 settembre; se il testo esce da palazzo Madama modificato rispetto a quello licenziato dalla Camera, torna all’altro ramo del Parlamento dal 28 settembre. Il calendario non prevede al momento altri passaggi intermedi.
Restano da votare gli emendamenti ancora in esame: l’esito del 10 settembre riguarda un singolo subemendamento e non chiude la discussione sull’articolo. Il numero da osservare nei prossimi giorni è la tenuta dei 99 voti contrari, misurata sui voti che seguiranno fino al 15 settembre.
Fonti: LaPresse; QN – Quotidiano Nazionale; Agenzia Nova; ANSA; Il Corriere Nazionale; Il Sussidiario.
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