Fitch conferma l'Italia a BBB+, il debito atteso al picco del 138,2% nel 2026
Storia nuova rispetto al mattino: l'agenzia lascia invariati giudizio e prospettiva, con un deficit stimato sotto la mediana dei pari rating e un debito oltre il doppio. Il prossimo verdetto è di Moody's il 25 settembre.
L’11 settembre 2026 Fitch Ratings ha confermato il giudizio di lungo termine sull’Italia a BBB+ con prospettiva stabile. La decisione è riportata da cinque origini che risalgono alla nota dell’agenzia: ANSA, Il Sole 24 Ore, Askanews, Open e AGI. Il livello era stato raggiunto nel settembre 2025, quando l’agenzia aveva alzato il giudizio dal precedente BBB.
Una conferma non è una notizia rumorosa, ma i numeri che la accompagnano dicono dove sta il problema e dove no.
| Indicatore | Italia (stima Fitch) | Mediana pari rating BBB |
|---|---|---|
| Deficit 2026 (% del Pil) | 2,9% | 3,2% |
| Debito/Pil, picco 2026 | 138,2% | 57% |
Il primo rigo è la parte favorevole: sul disavanzo annuo l’Italia è stimata sotto la mediana dei Paesi con lo stesso giudizio. Il secondo rigo è la parte pesante: il rapporto fra debito e prodotto interno lordo è previsto al massimo nel 2026, con una discesa graduale a partire dall’anno successivo, e resta su un piano completamente diverso da quello dei Paesi con rating analogo.
La clausola sulle spese
Nel quadro entra anche una scelta di finanza pubblica: il governo ha attivato la clausola di salvaguardia nazionale, che consente maggiore flessibilità di bilancio su due voci per il triennio 2026-2028 — l’energia, per uno 0,6% del prodotto, e la difesa, per uno 0,9%. Significa che una parte della spesa aggiuntiva su questi capitoli viene trattata in modo distinto rispetto ai vincoli ordinari.
Le due facce del giudizio politico
Fitch valuta anche la stabilità del quadro istituzionale, e lo fa in due direzioni opposte. Da un lato registra che «la recente stabilità politica ha rappresentato un elemento di solidità». Dall’altro segnala un quadro frammentato e il consenso crescente verso nuove formazioni politiche di impronta populista, che secondo l’agenzia potrebbe rendere più complicata la costruzione di coalizioni.
Va detto con precisione che cos’è questo secondo passaggio: non una previsione elettorale, ma un fattore di rischio inserito in una valutazione creditizia. Le agenzie di rating non fanno politologia — misurano la probabilità che un emittente continui a onorare il proprio debito, e la prevedibilità del governo entra in quel calcolo come variabile fra altre.
Che cosa non sappiamo
Il materiale disponibile non riporta le stime di crescita di Fitch per l’Italia, né il dettaglio delle ipotesi su tassi di interesse e spesa per interessi che sostengono la proiezione sul debito. Non riporta nemmeno il calendario completo delle revisioni programmate per i prossimi mesi oltre alla prossima scadenza.
Questa è fissata: il 25 settembre è atteso il giudizio di Moody’s sull’Italia. Fino ad allora, la fotografia più recente di un’agenzia resta quella dell’11 settembre — giudizio invariato, prospettiva stabile, un rapporto debito/Pil indicato al 138,2% per l’anno in corso.
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