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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi domenica 13 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Manovra 2027, l'ipotesi dell'aliquota al 33% fino a 60mila euro e il nodo delle accise scadute

Il governo apre il cantiere dell'ultima legge di bilancio della legislatura. Sul tavolo l'estensione dello scaglione Irpef agevolato e, dopo la scadenza del 10 settembre sul taglio delle accise, aiuti selettivi sui carburanti.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Maria Laura Catalogna su Pexels

Questa è una storia che l’edizione delle 6:30 non ha raccontato: il mattino ha lasciato scoperta la sezione Italia, e il recupero parte dal dossier fiscale che si apre in questi giorni.

Il punto di partenza è già in vigore. Nel 2026 la seconda aliquota Irpef è scesa dal 35% al 33% per i redditi compresi fra 28mila e 50mila euro. L’ipotesi prioritaria allo studio per la legge di bilancio 2027 è allargare quello scaglione agevolato fino a circa 60mila euro, con un costo stimato attorno a 2,7 miliardi di euro. In alternativa, o in aggiunta, si valuta la riduzione dell’aliquota più bassa dal 23% al 22%, per un costo indicativo di 1,5 miliardi. La ricostruzione è di QN, Fiscomania, PMI.it e LaC News24.

Lo statuto di questi numeri

Va detto subito, perché cambia il modo di leggerli: nessuna delle cifre sopra è un atto. Sono ipotesi di lavoro riferite da ricostruzioni giornalistiche fondate su documenti e dichiarazioni dell’esecutivo; il testo della manovra non esiste ancora e il nostro materiale non contiene un documento ufficiale del governo che le confermi. Un’aliquota citata in un’ipotesi e un’aliquota scritta in un disegno di legge sono due oggetti diversi, e finché la distanza resta, questo giornale la segnala.

Le due date che decidono

Il calendario, invece, è certo e non dipende dalle intenzioni politiche. Il 22 settembre l’Istat pubblica l’aggiornamento dei conti economici nazionali: è la base statistica su cui si costruiscono le stime di entrata. Entro il 15 ottobre il governo deve inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio.

In mezzo c’è il vincolo dei saldi. Nel consuntivo diffuso il 2 marzo 2026 l’indebitamento netto del 2025 era stato quantificato al 3,1% del prodotto interno lordo. È il perimetro dentro cui qualunque taglio d’imposta deve trovare copertura, ed è anche il motivo per cui la sequenza — prima i conti, poi il documento, poi la manovra — non è una formalità burocratica.

Si tratta, aggiunge il nostro materiale, dell’ultima legge di bilancio della legislatura del governo Meloni, con voto previsto nel 2027.

Il fronte carburanti

Il secondo capitolo è più immediato. La proroga del taglio delle accise sui carburanti aveva scadenza fissata al 10 settembre 2026: quella data è passata. Il materiale a nostra disposizione riferisce un rincaro del petrolio, senza indicarne il livello: il prezzo al barile non compare nelle fonti e questo giornale non lo scrive. L’effetto segnalato riguarda i collegamenti marittimi con le isole italiane.

L’orientamento riferito è un cambio di impianto: non più uno sconto generalizzato sul prezzo alla pompa, ma aiuti selettivi, calibrati sul reddito e destinati alle categorie più esposte, fra cui gli autotrasportatori. Sul versante delle coperture, Matteo Salvini continua a chiedere un contributo maggiore delle banche per finanziare le misure fiscali. Le fonti sono LaC News24 e la rassegna delle prime pagine del 13 settembre di Sarno Notizie.

Che cosa non sappiamo

Non sappiamo se il governo abbia deciso fra le due ipotesi Irpef, né se le adotterà entrambe: le stime di costo circolano, la scelta no. Non sappiamo quale sarebbe la soglia di reddito per gli aiuti selettivi sui carburanti, né lo strumento tecnico con cui verrebbero erogati. Non sappiamo di quanto sia salito il prezzo del greggio, perché il dato non è nel nostro materiale. Non sappiamo se, dopo il 10 settembre, esista un provvedimento ponte: nel nostro materiale non compare.

La prima verifica possibile è fra nove giorni, quando l’Istat pubblica i conti nazionali aggiornati: da lì si misura quanto spazio esiste davvero per 2,7 miliardi, o per 1,5, o per entrambi.

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