Taranto, le imprese dell'appalto ex Ilva rimettono in moto i licenziamenti collettivi
Aigi ha comunicato ai sindacati la ripresa dell'iter sospeso l'8 settembre: 28 aziende associate, oltre 2.500 lavoratori coinvolti. Il tavolo di Palazzo Chigi è convocato per il 15 settembre.
Aigi, l’associazione che riunisce le imprese dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto, ha comunicato formalmente ai sindacati la ripresa delle procedure di licenziamento collettivo. La comunicazione arriva dopo il rigetto della richiesta di sospensiva decisa dalla Corte d’Appello civile di Milano, di cui abbiamo scritto il 12 settembre: resta in vigore il provvedimento che impone la fermata dell’area a caldo entro il 28 ottobre 2026.
L’iter era stato congelato l’8 settembre, nel corso dell’audizione a Palazzo Chigi, in attesa che i giudici milanesi si pronunciassero sull’istanza presentata da Acciaierie d’Italia e da Ilva in amministrazione straordinaria. Nella nota inviata alle organizzazioni sindacali, Aigi spiega che la sospensione era stata decisa «per senso di responsabilità da parte delle imprese». Venuto meno il presupposto — cioè la possibilità che il provvedimento di chiusura venisse sospeso in attesa del giudizio — le aziende hanno ripreso il percorso previsto dalla legge.
Il perimetro indicato nella nota è quello di 28 aziende associate ad Aigi e di oltre 2.500 lavoratori: sono le cifre su cui si regge la procedura riattivata, e sono le stesse su cui si era fermato l’iter l’8 settembre.
La sequenza spiega perché la vicenda dell’indotto sia agganciata a doppio filo alla decisione giudiziaria di Milano. Le imprese dell’appalto lavorano sul ciclo produttivo dello stabilimento: la fermata dell’area a caldo entro il 28 ottobre riduce il volume di attività su cui quelle commesse si reggono, e la sospensiva avrebbe spostato in avanti quel termine. Il rigetto dell’11 settembre ha lasciato la data dov’era, e la tregua delle procedure — decisa quattro giorni prima, su base volontaria e non per effetto di un atto pubblico — si è chiusa.
Restano due appuntamenti distinti. Il primo è politico: il tavolo tra governo e sindacati è riconvocato a Palazzo Chigi per il 15 settembre. Il secondo è il termine di fermata dell’area a caldo, fissato al 28 ottobre dal provvedimento confermato dalla Corte d’Appello. Tra i due c’è una differenza di natura che conviene tenere presente: il tavolo può produrre impegni, ammortizzatori, ipotesi di gestione della transizione, ma non modifica il termine stabilito in sede giudiziaria.
Sul contenuto della nota Aigi il materiale disponibile oggi si ferma alla comunicazione ai sindacati e alle cifre indicate: non risultano, allo stato, calendari specifici per l’apertura del confronto sindacale previsto dalle procedure di licenziamento collettivo, né una ripartizione dei lavoratori interessati per singola azienda. Non risultano neppure reazioni formali delle organizzazioni sindacali destinatarie della nota: su questi punti il giornale aggiornerà quando ci sarà materiale verificabile.
Il quadro che i sindacati troveranno sul tavolo del 15 settembre è dunque cambiato rispetto alla sospensione dell’8 settembre: le procedure non sono più sospese, la data del 28 ottobre è confermata e il numero dei lavoratori dell’indotto coinvolti resta oltre 2.500.
Fonti: Antenna Sud, TarantoToday, CosmoPolis (tutte e tre dalla nota Aigi ai sindacati: un’unica origine primaria); ANSA, dal provvedimento della Corte d’Appello di Milano.
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