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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi giovedì 17 settembre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

La tregua energetica dura 48 ore: raid russo nella notte, almeno nove morti

Meno di due giorni dopo l'annuncio di Trump su una tregua energetica tra Mosca e Kiev, la Russia ha lanciato fino a 200 droni contro infrastrutture ucraine. Kiev denuncia la violazione dell'intesa.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Explorando la provincia de Cádiz su Pexels

Ne avevamo scritto ieri, 15 settembre: Tregua energetica tra Kiev e Mosca, Zelensky chiede garanzie verificabili. A meno di quarantotto ore da quell’annuncio, la tregua sugli obiettivi energetici proposta da Trump il 14 settembre appare già superata dai fatti.

Nella notte tra il 15 e il 16 settembre la Russia ha lanciato fino a 200 droni contro l’Ucraina. Le difese aeree ucraine ne hanno abbattuti 63; gli attacchi hanno colpito stazioni di servizio a Kyiv e strutture portuali sul Mar Nero. Il bilancio riferito dalle autorità ucraine è di almeno nove morti e decine di feriti nell’arco di 24 ore.

Il ministero della Difesa russo ha fornito una versione diversa degli obiettivi: secondo Mosca, i droni hanno colpito un centro logistico, un traghetto e una nave cargo nel porto di Chornomorsk, oltre a infrastrutture ferroviarie. Kiev, da parte sua, ha denunciato che gli attacchi proseguono nonostante le dichiarazioni sulla possibile tregua diffuse due giorni prima da Washington.

Le due ricostruzioni non coincidono sulla natura degli obiettivi — energetici e portuali per Kiev, logistico-militari per Mosca — ma concordano sul fatto centrale: nella notte scorsa gli attacchi ci sono stati, e su scala ampia. Duecento droni lanciati, sessantatré abbattuti, significano che oltre cento ordigni hanno raggiunto un bersaglio in territorio ucraino nell’arco di poche ore: è su questo dato, più che sulle etichette contrapposte, che la promessa di tregua incontra il suo primo test concreto.

L’annuncio di Trump, formulato appena due giorni fa, non conteneva un calendario né un meccanismo di verifica esplicitato: nessuna delle due parti aveva indicato come sarebbe stato accertato il rispetto dell’intesa, né chi avrebbe dovuto certificarlo. Resta da vedere se le prossime ore porteranno una reazione ufficiale da Washington sulla tenuta dell’iniziativa, o se il raid di questa notte ne segnerà la fine anticipata, senza che sia mai stata formalizzata in termini verificabili.

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