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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura giovedì 8 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Stretto di Hormuz, Rubio: «L'Iran ha perso il controllo»

Il segretario di Stato americano rivendica dalla Grecia la perdita di controllo iraniano sullo stretto, mentre i Pasdaran minacciano di chiudere le rotte "illegali" e il petrolio sale sopra i 103 dollari sulle indiscrezioni di un nuovo ordine del Pentagono.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Julien Goettelmann su Pexels

Da Atene, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha scelto parole dirette per descrivere la situazione nello Stretto di Hormuz: l’Iran, ha detto, «ha perso completamente il controllo» del passaggio marittimo da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. La dichiarazione arriva mentre la tensione nell’area si intreccia con le indiscrezioni su un possibile nuovo ordine del Pentagono alle forze armate statunitensi, quello di prepararsi a un’eventuale ripresa degli attacchi in Medio Oriente.

Dall’altra parte, i Pasdaran — la guardia rivoluzionaria iraniana — hanno risposto con un avvertimento altrettanto netto: presto, hanno fatto sapere, l’Iran chiuderà le rotte che definiscono «illegali» nello stretto. Le due dichiarazioni, raccolte a poche ore di distanza, fotografano uno scontro di narrazioni prima ancora che uno scontro sul terreno: da un lato Washington che rivendica un controllo ormai perso da Teheran, dall’altro Teheran che minaccia di riprenderselo per via unilaterale.

Sul piano dei mercati, l’effetto è stato immediato. Il prezzo del Brent è salito oltre i 103 dollari al barile proprio sulla scia delle indiscrezioni relative all’ordine del Pentagono, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore sulla base di informazioni circolate da Axios. È un movimento che si inserisce in un quadro già nervoso per le materie prime energetiche, con lo Stretto di Hormuz che resta uno dei punti più sensibili delle rotte globali del greggio.

Le due dichiarazioni — quella di Rubio e quella dei Pasdaran — non si limitano a descrivere uno stato di fatto: sono anche, evidentemente, strumenti di pressione reciproca. Rubio parla da una posizione di forza dichiarata, sottolineando che l’Iran avrebbe perso la capacità di esercitare un controllo effettivo sul passaggio. I Pasdaran rispondono rivendicando una capacità di azione futura, promettendo di richiudere quelle stesse rotte che Washington descrive come ormai fuori dal controllo di Teheran.

Non è possibile, sulla base delle informazioni disponibili, stabilire un nesso diretto tra le due dichiarazioni e un singolo evento scatenante nelle ultime ore: restano due affermazioni pubbliche, di segno opposto, che si rincorrono nello stesso giorno. Quel che è verificabile è l’effetto sui mercati: il rialzo del petrolio registrato subito dopo la diffusione delle indiscrezioni sul Pentagono conferma quanto la sola prospettiva di un’escalation militare nell’area sia sufficiente a muovere i prezzi dell’energia, prima ancora che accada alcunché sul terreno.

Lo Stretto di Hormuz resta, in questo quadro, il punto di osservazione più sensibile per misurare la temperatura dello scontro tra Washington e Teheran. Le parole di Rubio e quelle dei Pasdaran non chiariscono cosa accadrà nelle prossime ore, ma indicano con precisione dove si gioca, in questo momento, la partita: non (solo) sul terreno, ma nella capacità di ciascuna delle due parti di convincere l’altra — e i mercati — di chi controlla davvero il passaggio.

Il prezzo del Brent sopra i 103 dollari resta, per ora, l’unico dato concreto e misurabile di questa giornata di tensione dichiarata.

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