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Cinema & Spettacoli giovedì 17 settembre 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Venezia 83 chiude: Leone d'Oro a 'Kvinde Ukendt', carriera a Clooney e Burstyn

La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha premiato il film danese-svedese-lettone di May el-Toukhy. Riconoscimenti anche per il cinema italiano e per due carriere hollywoodiane.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Helena Jankovičová Kováčová su Pexels

La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è chiusa sabato 12 settembre 2026 con l’assegnazione del Leone d’Oro per il miglior film a ‘Kvinde Ukendt’ (Woman Unknown) di May el-Toukhy, coproduzione danese, svedese e lettone. La giuria del Concorso, presieduta da Maggie Gyllenhaal e composta da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To, ha scelto un film ambientato nel dopoguerra, interpretato da Mathilde Arcel, che segue la vicenda di una domestica che sposa un ricco vedovo.

La scelta della giuria conferma una tendenza recente dei grandi festival europei a premiare narrazioni storiche costruite attorno a figure femminili marginali, capaci di leggere le trasformazioni sociali del dopoguerra attraverso uno sguardo intimo. Il verdetto arriva al termine di un festival diretto, come ogni anno, da Alberto Barbera, svoltosi al Lido dal 2 al 12 settembre.

Nella sezione Orizzonti, dedicata alle proposte più sperimentali del panorama internazionale, il premio per la migliore sceneggiatura è andato a Tommaso Landucci e Damiano Femfert per ‘I Figli della Scimmia’, film italiano diretto dallo stesso Landucci e interpretato da Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman e Cristina Odasso. Il riconoscimento segna un momento significativo per il cinema italiano in una sezione che negli ultimi anni ha spesso premiato produzioni extraeuropee. Il premio per la migliore interpretazione femminile della stessa sezione è andato invece a Laleh Marzban per ‘Falling House’ (titolo originale Moragheb), diretto da Mohsen Gharaei, produzione iraniana, statunitense e tedesca: un riconoscimento che conferma la vitalità del cinema iraniano indipendente nei grandi festival internazionali, nonostante le difficoltà produttive che spesso lo accompagnano.

Accanto ai premi competitivi, la Biennale ha assegnato quest’anno due Leoni d’Oro alla carriera, entrambi a interpreti statunitensi. Il primo è andato a George Clooney, attore, regista e produttore, consegnato durante la cerimonia di apertura del 2 settembre. Il secondo ha premiato Ellen Burstyn, con l’onorificenza conferita il 7 settembre nel corso del festival. L’assegnazione di due Leoni alla carriera nella stessa edizione, anziché uno solo come da consuetudine più recente, segnala la volontà della direzione artistica di dare rilievo a percorsi professionali lunghi e diversi tra loro: da un lato la carriera più recente e trasversale di Clooney tra recitazione e regia, dall’altro il percorso di Burstyn, tra le interpreti più longeve del cinema americano.

Nel complesso, l’edizione 2026 della Mostra restituisce un quadro in cui il cinema europeo di produzione medio-piccola trova ancora spazio nel massimo riconoscimento, mentre la sezione Orizzonti conferma la sua funzione di osservatorio su produzioni italiane e non occidentali che faticano a trovare visibilità nei circuiti distributivi principali. I premi alla carriera, assegnati a due figure diversissime per generazione e traiettoria professionale, completano un’edizione che ha alternato riconoscimenti al cinema d’autore emergente e omaggi a percorsi già consolidati nell’industria statunitense.

La notizia proviene al momento da un’unica origine, la Biennale di Venezia, attraverso i comunicati della giuria del Concorso e della giuria Orizzonti; nessuna conferma indipendente è al momento disponibile.

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