Hormuz, il Centcom dichiara ripulite dalle mine le corsie internazionali e pubblica i numeri del blocco
Il comandante Brad Cooper annuncia il completamento dello sminamento del dispositivo di separazione del traffico e diffonde i dati su navi scortate e barili transitati. Teheran dice di stare preparando la lista di condizioni per la riapertura; nelle stesse ore l'UKMTO segnala una petroliera colpita.
Il 28 agosto il comandante del Comando centrale statunitense, Brad Cooper, ha annunciato in un video diffuso dal Centcom che le rotte di transito internazionalmente riconosciute dello Stretto di Hormuz sono libere dalle mine posate dai Pasdaran (Arab News, gCaptain). È il primo annuncio di conclusione dell’operazione da quando il giornale segue la vicenda: ne abbiamo scritto il 27 agosto, quando i Pasdaran dichiaravano lo Stretto ancora chiuso alle condizioni di Teheran.
«Le rotte di transito internazionalmente riconosciute nello Stretto sono libere dalle mine navali iraniane», ha detto Cooper (trad. dall’inglese). Secondo la ricostruzione del comandante, la bonifica ha impiegato sommozzatori della Marina, incursori dei Navy SEALs e mezzi aerei di Esercito, Marina, Aeronautica e Marines (The Hill).
Con l’annuncio arrivano per la prima volta cifre complessive sull’operazione. Cooper ha indicato in quasi 1.500 le navi commerciali il cui transito è stato protetto dalle forze statunitensi, per circa 750 milioni di barili di greggio. Sul versante opposto, ha affermato che dall’imposizione del blocco navale a metà luglio l’Iran non ha esportato petrolio dai propri porti: 75 navi respinte, tre disabilitate (gCaptain, The Hill). Sono numeri di parte statunitense, diffusi dal comando che ha condotto l’operazione: non risultano al momento verifiche indipendenti sui conteggi, e vanno letti come dichiarazione della parte che li produce.
Che le corsie siano sgombre non significa che lo Stretto sia sicuro. Il Comando marittimo britannico (UKMTO) ha riferito giovedì di una petroliera colpita nello Stretto da un proiettile non identificato, con l’incendio successivamente spento (RTÉ). L’Organizzazione marittima internazionale ha registrato 70 incidenti nello Stretto dall’inizio della guerra, con 19 marittimi uccisi (Domani): il dato istituzionale misura una pressione sulla navigazione che le mine erano solo una parte.
Sul fronte politico, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano Mohsen Rezaei ha dichiarato che l’Iran sta preparando, su richiesta dei mediatori, la lista delle condizioni per la riapertura dello Stretto (Al Jazeera). Nella stessa occasione ha aggiunto: «Non ci fidiamo degli Stati Uniti» (trad. dal persiano). È un passaggio di forma nuovo rispetto alle posizioni riferite dal giornale nei giorni scorsi — una lista di condizioni annunciata come in preparazione, non un elenco già presentato — ma il contenuto delle richieste non è pubblico e i mediatori non sono nominati nelle fonti disponibili.
Restano quindi due dichiarazioni parallele e non conciliate: Washington descrive corsie navigabili e un blocco che tiene, Teheran mantiene la chiusura come merce di scambio e rinvia a un documento non ancora depositato. Il dato verificabile intermedio è quello dell’IMO sugli incidenti, e sarà il primo a dire se lo sminamento cambia il rischio effettivo per chi transita.
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