Il Senato cancella la soglia del 3% per il premio e alza a 6mila le firme per i nuovi partiti
Approvato con 87 voti l'emendamento riformulato a prima firma Zedda (FdI): i voti delle liste minori tornano a contare per il 42%, mentre chi non è in Parlamento dovrà raccogliere da 6.000 a 7.000 sottoscrizioni. Voto finale il 15 settembre.
L’Aula del Senato ha approvato l’11 settembre 2026, con 87 voti favorevoli, l’emendamento riformulato a prima firma della senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda. Il testo interviene su due punti distinti della riforma elettorale: il calcolo della soglia che fa scattare il premio di maggioranza e il numero di firme necessarie per presentare le liste.
Sul primo punto, l’emendamento cancella ogni soglia perché i voti raccolti da una lista concorrano al 42% necessario per ottenere il premio, che vale 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Cade quindi la norma anti-frammentazione licenziata dalla Camera, che subordinava quel contributo al superamento del 3%: d’ora in poi anche i voti delle liste più piccole di una coalizione entrano nel conteggio della soglia.
Sul secondo, le sottoscrizioni minime richieste ai partiti non rappresentati in Parlamento salgono da 1.500 a 6.000, con un tetto massimo di 7.000. Resta l’esenzione per le formazioni che abbiano due gruppi parlamentari, o un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025.
I due interventi si muovono in direzioni diverse: il primo rende più conveniente per le coalizioni imbarcare liste minori, il secondo rende più oneroso l’accesso alla competizione per chi in Parlamento non c’è. La combinazione sposta il vantaggio verso i soggetti già coalizzati, mentre l’ostacolo delle firme colpisce le formazioni esterne al perimetro parlamentare.
Il voto arriva il giorno dopo l’approvazione, con 97 sì e 67 no, dell’emendamento unitario della maggioranza a prima firma Lisei, che introduce il capolista bloccato con fino a tre preferenze e cancella la quota 60-40 del Rosatellum per i capilista. Di quella giornata il giornale ha scritto il 10 settembre, quando l’Aula respinse il subemendamento delle opposizioni a prima firma Parrini che avrebbe soppresso i capilista bloccati. La struttura del testo in discussione era stata ricostruita nell’apertura del 2 settembre, e il passaggio in Aula senza mandato al relatore nel pezzo del 9 settembre.
Le posizioni restano distanti. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di «È il ritorno della Casta». La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati ha indicato come finalità del provvedimento che «L’obiettivo che perseguiamo è la stabilità».
Il numero dei voti favorevoli — 87 — è inferiore a quello raccolto il giorno prima dall’emendamento Lisei; il materiale disponibile non riporta i voti contrari né gli astenuti sull’emendamento Zedda, e su questo punto la ricostruzione resta incompleta.
Il calendario è fissato: il voto finale al Senato è previsto per martedì 15 settembre. Il testo non sarà definitivo, perché le modifiche introdotte a Palazzo Madama impongono un nuovo passaggio a Montecitorio: la terza lettura alla Camera è attesa a partire dal 28 settembre.
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