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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi venerdì 11 settembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il Senato cancella la soglia del 3% per il premio e alza a 6mila le firme per i nuovi partiti

Approvato con 87 voti l'emendamento riformulato a prima firma Zedda (FdI): i voti delle liste minori tornano a contare per il 42%, mentre chi non è in Parlamento dovrà raccogliere da 6.000 a 7.000 sottoscrizioni. Voto finale il 15 settembre.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Christian Wasserfallen su Pexels

L’Aula del Senato ha approvato l’11 settembre 2026, con 87 voti favorevoli, l’emendamento riformulato a prima firma della senatrice di Fratelli d’Italia Antonella Zedda. Il testo interviene su due punti distinti della riforma elettorale: il calcolo della soglia che fa scattare il premio di maggioranza e il numero di firme necessarie per presentare le liste.

Sul primo punto, l’emendamento cancella ogni soglia perché i voti raccolti da una lista concorrano al 42% necessario per ottenere il premio, che vale 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Cade quindi la norma anti-frammentazione licenziata dalla Camera, che subordinava quel contributo al superamento del 3%: d’ora in poi anche i voti delle liste più piccole di una coalizione entrano nel conteggio della soglia.

Sul secondo, le sottoscrizioni minime richieste ai partiti non rappresentati in Parlamento salgono da 1.500 a 6.000, con un tetto massimo di 7.000. Resta l’esenzione per le formazioni che abbiano due gruppi parlamentari, o un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025.

I due interventi si muovono in direzioni diverse: il primo rende più conveniente per le coalizioni imbarcare liste minori, il secondo rende più oneroso l’accesso alla competizione per chi in Parlamento non c’è. La combinazione sposta il vantaggio verso i soggetti già coalizzati, mentre l’ostacolo delle firme colpisce le formazioni esterne al perimetro parlamentare.

Il voto arriva il giorno dopo l’approvazione, con 97 sì e 67 no, dell’emendamento unitario della maggioranza a prima firma Lisei, che introduce il capolista bloccato con fino a tre preferenze e cancella la quota 60-40 del Rosatellum per i capilista. Di quella giornata il giornale ha scritto il 10 settembre, quando l’Aula respinse il subemendamento delle opposizioni a prima firma Parrini che avrebbe soppresso i capilista bloccati. La struttura del testo in discussione era stata ricostruita nell’apertura del 2 settembre, e il passaggio in Aula senza mandato al relatore nel pezzo del 9 settembre.

Le posizioni restano distanti. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di «È il ritorno della Casta». La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati ha indicato come finalità del provvedimento che «L’obiettivo che perseguiamo è la stabilità».

Il numero dei voti favorevoli — 87 — è inferiore a quello raccolto il giorno prima dall’emendamento Lisei; il materiale disponibile non riporta i voti contrari né gli astenuti sull’emendamento Zedda, e su questo punto la ricostruzione resta incompleta.

Il calendario è fissato: il voto finale al Senato è previsto per martedì 15 settembre. Il testo non sarà definitivo, perché le modifiche introdotte a Palazzo Madama impongono un nuovo passaggio a Montecitorio: la terza lettura alla Camera è attesa a partire dal 28 settembre.

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