Petroline chiuso, rampe di lancio trovate al confine iracheno: Riad sospende la ritorsione
Fonti di sicurezza irachene riferiscono all'AFP il ritrovamento di rampe per droni presso il confine con l'Iran. Baghdad apre un'inchiesta, l'Arabia Saudita dichiara di non voler rispondere. Lunedì a Salalah i ministri arabi e quello iraniano discutono un'intesa temporanea sul transito di Hormuz.
Il 12 settembre fonti di sicurezza irachene hanno riferito all’AFP di aver individuato rampe di lancio per droni in prossimità del confine con l’Iran. Il ritrovamento segue l’attacco all’oleodotto saudita Est-Ovest che sia Riad sia Baghdad indicano come partito da territorio iracheno. Il primo ministro iracheno ha ordinato un’inchiesta sui responsabili; il governo ha condannato l’attacco e ha accolto la decisione saudita di non rispondere militarmente.
Quella decisione è il secondo elemento nuovo della giornata. Il ministero degli Esteri saudita ha condannato l’attacco di «diversi droni provenienti dall’Iraq» e ha dichiarato che il regno si astiene dalla rappresaglia per lasciare al governo iracheno lo spazio per intervenire. Il ministero dell’Energia aveva intanto annunciato la chiusura precauzionale del Petroline dopo gli attacchi di giovedì nelle regioni di Riyadh e Medina, che hanno provocato alcuni feriti.
La chiusura pesa perché quell’oleodotto è la via di uscita alternativa allo Stretto. Il Petroline collega Abqaiq, presso il Golfo, al porto di Yanbu sul Mar Rosso, ed è la principale rotta saudita per aggirare la chiusura di Hormuz. A inizio giugno le esportazioni da Yanbu superavano i 5 milioni di barili al giorno secondo l’Agenzia internazionale per l’energia: è la capacità che oggi resta ferma insieme alla condotta.
Il contesto iracheno aggiunge una scadenza. Il governo di Baghdad ha fissato al 30 settembre il termine per il disarmo dei gruppi non statali, e diverse milizie hanno già dichiarato che non si adegueranno. L’inchiesta sulle rampe e il termine del disarmo corrono quindi sugli stessi diciotto giorni.
Sul fronte diplomatico, lunedì i ministri degli Esteri di paesi arabi della regione sono attesi a Salalah, in Oman, insieme al ministro iraniano, per discutere un’intesa temporanea sul transito commerciale nello Stretto di Hormuz. È il canale omanita che il giornale segue dalla fine di agosto: il 27 agosto avevamo dato conto della proposta iraniano-omanita di un corridoio di navigazione temporaneo. La posizione iraniana resta condizionata: il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato a India Today che lo Stretto riaprirà se gli Stati Uniti porranno fine al blocco navale contro l’Iran.
Va segnalato il grado di verificabilità disuguale del materiale. Il ritrovamento delle rampe di lancio è riferito da fonti di sicurezza irachene rimaste anonime tramite l’AFP: nessuna conferma indipendente né documentazione pubblica è al momento disponibile, e l’attribuzione dell’attacco resta affermazione dei governi saudita e iracheno, non fatto accertato da terzi. Le decisioni sulla chiusura dell’oleodotto e sulla rinuncia alla ritorsione sono invece annunci ufficiali sauditi, ripresi dall’agenzia SPA e da testate internazionali.
Terzo punto di oggi, più a sud: nel Bab el-Mandeb gli Houthi hanno preso l’isola di Mayun, detta anche Perim. La circostanza è confermata da un alto ufficiale del governo yemenita riconosciuto e da un responsabile Houthi, entrambi anonimi. Mayun si trova sul passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, cioè sulla rotta verso Yanbu, terminale dell’oleodotto oggi fermo.
Fonti: France 24 (AFP); ABC News Australia; Al Jazeera; Iran International; CNN.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore